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Le zone franche in Italia: opportunità e sfide per lo sviluppo economico

Articolo giornalistico pubblicato in data 5.01.2026 sulla rivista CodiceItalia

IImmaginate di dire al vostro commercialista: “Quest’anno mi trasferisco in un paradiso fiscale”. Lui penserà alle Bahamas, voi invece state prenotando un bilocale a Livigno. Perché mentre tutti fantasticano su isole tropicali, in Italia abbiamo tre posti dove pagare meno tasse è legale. E due hanno pure gli impianti di risalita.

Il regalo che ci ha fatto Napoleone (senza volerlo). Livigno, località in Valtellina, arroccata a 1.816 metri, ha conquistato il jackpot fiscale nel 1805 grazie a Napoleone, che non fu solo un conquistatore, ma colui che riorganizzò l’Italia settentrionale. Nel 1805 si autoproclamò Re d’Italia (il Regno d’Italia napoleonico, che comprendeva Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche) e la Valtellina (dove si trova Livigno) che era stata recentemente annessa alla Repubblica Cisalpina (poi Regno d’Italia) dopo essere stata per secoli sotto il controllo dei Grigioni svizzeri.

Napoleone voleva mappare e tassare ogni angolo del suo regno. Ma quando i suoi funzionari arrivarono ai piedi di Livigno, si resero conto che il paese era isolato per 6-8 mesi l’anno dalla neve e raggiungibile solo attraverso passi pericolosissimi. Poiché mandare funzionari a riscuotere le tasse costava più delle tasse stesse, Napoleone concesse a Livigno lo status di zona franca che nessuno dei governanti successivi — dagli Austriaci ai Savoia, fino all’Unione Europea — ha mai trovato una ragione valida per cancellarla.

È così che, grazie a una sfida logistica di due secoli fa, Livigno è diventata il paradiso extra-doganale che conosciamo oggi: IVA completamente esente (zero, nada, niente del 22% nazionale). Benzina e sigarette senza accise. Tassazione sulle imprese ridotta del 50% (andate in uno dei tanti negozi duty-free e capirete perché le domeniche d’inverno sembra il Black Friday permanente).

Attenzione però: dichiarare residenza falsa a Livigno per fregare il Fisco è l’idea geniale che hanno avuto già in troppi. Le Fiamme Gialle controllano e non basta comprarci una baita e andarci a Pasqua.

Se Livigno funziona, Campione d’Italia è la prova che anche i paradisi fiscali possono andare in crisi. Questa enclave di 1,7 km² completamente circondata dalla Svizzera per decenni ha prosperato grazie al Casinò comunale. Poi, nel 2018, il Casinò è andato in dissesto con 132 milioni di euro di debiti. Game over. La zona franca è stata poi sospesa nel 2020.

Oggi chi ci vive ha comunque riduzioni fiscali del 20-50% sui redditi, ma il futuro è incerto. C’è chi propone di trasformarlo in hub per startup tech. Vedremo. Per ora è un “paradiso fiscale in manutenzione”.

C’è poi la Zona Franca di Gorizia dal 1948. Nata come premio di consolazione dopo che l’Italia aveva ceduto Istria e Fiume alla Jugoslavia, oggi è un hub logistico per chi commercia con l’Europa centro-orientale. Qui puoi stoccare, lavorare e trasformare merci senza pagare dazi fino a quando non le immetti nel mercato UE. Per un’azienda import-export è una manna dal cielo.

Sulla carta, le zone franche sono un’opportunità d’oro. Nella pratica, la burocrazia italiana complica persino i paradisi fiscali. Vuoi aprire un’azienda a Livigno? Preparati a una Via Crucis di autorizzazioni e tempi di attesa biblici.

Risultato: molti imprenditori mollano e vanno a Shannon in Irlanda o a Madeira, dove le procedure sono più semplici. La Germania ha zone economiche che attirano startup hi-tech a raffica. L’Italia? Ha Livigno, famosa per shopping e sci.

Abbiamo tre zone franche con potenziale enorme, e le usiamo principalmente per comprare profumi e ricaricare il SUV. Campione potrebbe diventare la Silicon Valley delle Alpi. Livigno potrebbe attrarre aziende di e-commerce. Gorizia potrebbe essere il ponte tra Italia e Balcani.

Basterebbe semplificare le procedure e promuovere seriamente questi territoria , ma siamo in Italia: preferiamo convegni che producono zero risultati concreti.

Enrico Sgariboldi

Copyright notice © 2025 Enrico Sgariboldi (Author) – Testo registrato su blockchain Lutinx a tutela da riproduzioni non autorizzate.

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Vacanze sociali di Natale

Articolo giornalistico pubblicto in data 20.12.2025 sulla rivista CodiceItalia

Il Natale è diventato la festa di Babbo Natale dove il valore di una persona si misura dai regali. Milioni di euro vengono spesi in regali superflui, in decorazioni, in cene opulente dove si avanza cibo (mentre ci sono famiglie che non possono permettersi nemmeno un panettone). Ci sono anziani soli, bambini che non riceveranno nessun dono.

Non è questo un tradimento del messaggio di fratellanza che dovremmo celebrare?

Se ci fermassimo davvero a guardare in fondo agli occhi di chi ha poco, scopriremmo che sono loro i veri ricchi di questo mondo:
sanno che l’amore vale più di ogni tesoro,
che la bontà vale più di ogni oro,
e che condividere è il dono più prezioso.

Il vero significato del Natale è quello di insegnarci che la grandezza sta nell’umiltà, che la ricchezza sta nel dare, che il valore di una persona non si misura in denari.

Purtroppo, l’uomo sta dimostrando di aver dimenticato che il regalo più bello che mai si possa fare è aiutare chi è in difficoltà, chi ha bisogno d’aiuto.

In quest’epoca di estremo consumismo in cui pensiamo sempre più agli acquisti natalizi e dove e come trascorre le vacanze (che sembrano sempre più un privilegio per pochi).

  • Partecipare ancor più a iniziative di solidarietà e volontariato che potrebbero permettere di vivere “il Natale autentico” fatto di condivisione, calore umano, comunità;
  • Contribuire con una piccola donazione, un’ora del proprio tempo ad aiutare le associazioni sociali, i gruppi di volontariato, le realtà che ogni giorno si dedicano a chi è fragile o vulnerabile. Aiutare canili e gattili che durante le feste hanno bisogno di supporto extra per accudire gli animali abbandonati.

Durante le feste, quando tutto sembra correre verso luci, regali, queste iniziative diventano ancora più preziose, perché mostrano un altro volto del Natale: non quello del consumo, ma quello della compagnia. Una tavola condivisa con chi è solo, i momenti di incontro con i bambini vulnerabili, con persone con disabilità, con chi affronta malattie rare o vive la fatica quotidiana dell’emarginazione, sono “ponti”.

Ponti che uniscono vite diverse e ci ricordano che il valore di un sorriso non dipende mai da quanto abbiamo, ma da quanto siamo disposti a condividere.

Forse proprio in questi giorni di vacanza potremmo anche concederci un’altra cosa che non si compra:
il piacere di scambiare regali e cenoni con lavoro nei campi di vita comunitaria. Un Natale diverso, lontano dal consumismo. Un Natale alternativo: fattorie biologiche, borghi recuperati, comunità sostenibili: sono oltre 700 i luoghi in Italia che attraverso piattaforme come WWOOF (35 euro l’iscrizione annuale) e Workaway (49 euro) accolgono volontari durante le feste. In cambio di 4-6 ore di lavoro quotidiano – curare animali, raccogliere ortaggi invernali, cucinare collettivamente – offrono vitto e alloggio. Si dorme in camerata, ci si sveglia con le galline, si mangia quello che si coltiva. Il Natale diventa occasione per riscoprire ritmi naturali e relazioni autentiche. Significa un’esperienza autentica, apprendimento pratico. Il modello è volontario/non monetario: non si tratta di un lavoro salariato , ma uno scambio culturale e educativo su base di fiducia. Costi minimi (solo viaggio). Non adatto a chi vuole relax passivo, comfort alberghieri, wifi veloce.

Quindi, se sapremo dare un senso a questa festa, accadrà qualcosa di semplice e meraviglioso: torneremo a respirare un Natale autentico, quello che parla di presenza, cura e calore umano.

Auguro a te i miei più cari auguri di buone feste.

Enrico Sgariboldi

Copyright notice © 2025 Enrico Sgariboldi (Author) – Testo registrato su blockchain Lutinx a tutela da riproduzioni non autorizzate.

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Benvenuti nell’Italia dei patentini

Articolo giornalistico pubblicato sul quotidiano Pordenone Oggi in data 4.12.2025

Italia, terra di tasse, autovelox e… patentini.

Se vuoi lavorare con un trattore, comprare fitofarmaci, fare il mediatore, preparati a presentare documenti, certificati e fare un esame.“

Hai un diploma in agraria? Attento, ti esoneriamo dal corso, ma devi comunque superare un esame… perché devo sapere che sai cosa fai”.

È il nuovo motto: “massima sicurezza, minimo sforzo” (ma in Italia a volte può succedere il contrario).

Per guidare un trattore agricolo, non è più sufficiente essere in possesso della sola patente di tipologia A, B o C ma è obbligatorio conseguire la cosiddetta patente o patentino per trattori agricoli. Per usare la motosega serve il patentino, ma chiamarlo “patentino” è un volo romantico: sono corsi privati solo per autodifesa assicurativa. Per diventare mediatore immobiliare serve un corso di 150 ore e poi un esame presso la Camera di Commercio. I geometri e gli altri professionisti come gli architetti, ingegneri, e periti edili, non sono esonerati dall’esame.

La situazione in Francia, Germania, Spagna.

In Germania tutto si regge sulla fiducia. Vuoi usare un trattore? Ti formano una volta sola e poi si fidano che tu non decida di usarlo in autostrada. I corsi sono precisi, razionali, e se qualcosa va storto, è perché tu non hai letto il manuale. Il cittadino tedesco non ama le scartoffie, ma ama l’ordine: e in fondo la differenza sta tutta lì.

In Francia la burocrazia è come il vino: c’è ovunque, a volte ti gira la testa, ma alla fine scorre bene. I moduli si fanno online, di solito tutto funziona, e se qualcosa va storto, arriva persino una mail di scuse.

In Spagna la burocrazia è più rilassata: c’è sempre un modulo da firmare, ma con calma. Gli uffici pubblici sorridono, i portali digitali finalmente funzionano e le scadenze si affrontano senza ansia. Tutto procede con lentezza, perché anche tra i timbri, gli spagnoli trovano sempre il tempo per una “tapa”.

Da noi forse sarebbe più utile, invece di moltiplicare corsi e registri, puntare su percorsi unici e integrati, che riconoscano le competenze già acquisite e semplifichino davvero la vita a chi lavora. Voglio anche pensare che da ogni patentino emerga un desiderio di sicurezza, competenza e controllo tecnico.

I controlli da parte delle autorità sono fondamentali, ma l’efficienza si raggiunge con la semplificazione.

La mia proposta è puntare ad una razionalizzazione che passi attraverso le seguenti misure concrete:

– un solo esame per le categorie simili;

– il riconoscimento automatico delle competenze già acquisite con certificati validi in tutta Europa;

– la registrazione delle competenze in modo sicuro grazie alla tecnologia blockchain;

– un portale unico dove controllare tutti i requisiti, scadenze e rinnovi. Niente più pellegrinaggi tra uffici diversi per lo stesso obiettivo.

Solo quando chi lavora potrà davvero concentrarsi sul proprio mestiere, allora sì che potremo dire di essere un Paese moderno.

Enrico Sgariboldi

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Il biohacking e gli acquisti intelligenti del cibo del futuro

Articolo giornalistico pubbicato data 29.11.2025 sul quotidiano regionale il Friuli-Venezia Giulia

Ogni volta che entriamo in alcuni supermercati siamo circondati da tisane energizzanti, snack proteici, cibi superfoods. Ma tra tutte queste proposte, capire quali prodotti portano un reale beneficio e quali ci attirano solo con una frase accattivante sulla confezione non è affatto semplice. In realtà, per orientarsi davvero non serve una guida complicata né imparare a memoria lunghi elenchi di ingredienti. Basta guardare l’etichetta del prodotto, soprattutto se sulla confezione c’è un QR code. Oggi, però, i QR code sulle etichette dei prodotti italiani sono ancora una rarità.

I QR code (Quick Response code) sono codici quadrati che si leggono con la fotocamera del telefono e servono per accedere rapidamente a informazioni come link, testi, contatti o dati di pagamento. Sono veloci, capienti. Potrebbero rivoluzionare il nostro modo di fare la spesa. Ci consentirebbero di sapere da quale piantagione proviene il cacao crudo, come è stato lavorato il miele, se le alghe degli snack funzionali arrivano da coltivazioni sostenibili. Con lo smartphone potremmo accedere immediatamente alla composizione completa, ai valori nutrizionali e persino alla tracciabilità certificata tramite blockchain. Questo livello di trasparenza cambierebbe completamente prospettiva alle nostre scelte alimentari. È qui che entra in gioco anche il biohacking nutrizionale: ottimizzare energia, concentrazione e salute attraverso scelte mirate, basate su dati reali, non su promesse di marketing.

Un altro strumento davvero utile potrebbe essere lo scontrino del futuro. Quel piccolo foglietto che spesso accartocciamo e buttiamo via all’uscita del supermercato potrebbe, invece, trasformarsi in una risorsa preziosa, capace di raccontarci molto sulle nostre abitudini.

Immagino uno scontrino dotato di QR code che riepiloga le caratteristiche dei prodotti acquistati e, una volta inquadrato, mostri anche i nostri acquisti settimanali o mensili. In questo modo potremmo individuare schemi ricorrenti negli acquisti e i relativi importi, comprendendo meglio le nostre abitudini di consumo e, di riflesso, alcune caratteristiche di noi stessi:

Caffè e tè forti? Cerchiamo prontezza mentale.

Spezie e semi? Seguiamo una via naturale e nutriente.

Radici e tisane rilassanti? Vogliamo gestire lo stress.

Alimenti proteici? Puntiamo sulla forza fisica.

Ogni volta che faccio la spesa leggo con attenzione l’etichetta e, se c’è un QR code, lo inquadro e lo apro per leggere le informazioni contenute. Dietro quel piccolo quadrato si nasconde una miniera di informazioni che può trasformare il nostro approccio all’alimentazione, e ogni scelta diventerà un passo concreto verso una vita più consapevole e ottimizzata. Perché il benessere vero si costruisce poco alla volta… direi anche un acquisto alla volta.

Enrico Sgariboldi

Copyright notice © 2025 Enrico Sgariboldi (Author) – Testo registrato su blockchain Lutinx a tutela da riproduzioni non autorizzate.

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Dall’AI Act, il primo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, arrivano divieti, obblighi e multe miliardarie

Articolo giornalistico pubblicato in data 24.11.2025 sul quotidiano regionale Il Friuli-Venezia Giulia

Dall’AI Act, il primo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, arrivano divieti, obblighi e multe miliardarie.
Quanti hanno visto un video deepfake così realistico da sembrare vero? Dietro ogni interazione con un’intelligenza artificiale si nasconde un mondo complesso di algoritmi, dati e, ora, anche di regole.
L’Europa ha deciso di fare qualcosa che nessuno al mondo aveva ancora tentato: mettere nero su bianco cosa si può e cosa non si può fare con l’IA.
Il primo regolamento al mondo, l’AI Act è stato approvato dal Parlamento Europeo nel marzo 2024. Qualcuno ha parlato di rivoluzione, altri di burocrazia inutile.
Si tratta del primo tentativo concreto di regolamentare un settore che fino a ieri correva libero. Il principio è semplice: più un sistema di intelligenza artificiale è rischioso per i diritti e la sicurezza delle persone, più deve essere controllato.
Ci sono sistemi di IA che l’Europa ha bandito. Niente manipolazione subliminale: non si possono usare intelligenze artificiali per condizionare il comportamento delle persone sfruttando vulnerabilità psicologiche. Vietato anche il social scoring governativo, quella pratica dove lo Stato dà un punteggio in base al comportamento. Il riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici è vietato, ma con eccezioni per le forze dell’ordine. Tutto corretto, perché i modelli di IA generativa devono rispettare obblighi di trasparenza: dire chiaramente su quali dati sono stati addestrati e rispettare il diritto d’autore. I modelli più potenti hanno obblighi ancora più stringenti: fare test per verificare che non possano essere usati per scopi dannosi.
Le multe che fanno tremare. Se violi le regole più gravi, puoi beccarti una multa fino a 35 milioni di euro o il 7% del fatturato globale annuo. Per un colosso come Google o Microsoft, il 7% del fatturato sono cifre astronomiche. L’idea è che le multe devono far male davvero, altrimenti diventano solo un costo da mettere in bilancio.
L’AI Act prevede un Ufficio europeo per l’IA, autorità nazionali nei singoli Stati membri, un Comitato europeo per coordinare il tutto. In Italia, l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) sono le autorità competenti. Ma le autorità pubbliche riusciranno a stare al passo con le Big Tech che hanno budget illimitati e ingegneri tra i migliori al mondo?
Cosa cambierà davvero? In teoria, se interagite con un chatbot questo dovrà subito chiarire di non essere umano, così come i video deepfake dovranno essere etichettati. Tuttavia, tra ciò che dovrebbe essere e ciò che sarà, c’è spesso di mezzo il mare.
C’è poi chi dice che il regolamento è troppo complesso e rischia di soffocare l’innovazione, altri sostengono che sia troppo debole. Alcuni obblighi importanti scatteranno solo nel 2027: anni di rodaggio, di aggiustamenti, probabilmente di cause legali.
E poi c’è la questione geopolitica: l’Europa fa da pioniera, ma se Stati Uniti e Cina continuano a correre senza regole, le aziende europee rischiano di essere svantaggiate.
E dunque, come cantava Lucio Battisti nella canzone intitolata: “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi… come può uno scoglio arginare il mare…”
Forse l’intelligenza artificiale è una forza troppo potente e in continua evoluzione per essere davvero contenuta da regole e norme.

Enrico Sgariboldi

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E voi siete pronti ad una vita più longeva ed energica da biohackers?

Alle sei del mattino c’è chi corre già dieci chilometri e chi invece fatica ad aprire gli occhi. Non è questione di pigrizia: è il cronotipo, l’orologio biologico personale che decide quando funzioniamo al meglio. Il ritmo circadiano, quel ciclo di 24 ore che regola sonno, fame e ormoni, varia da persona a persona. Esistono quattro cronotipi principali: il “leone” che si sveglia all’alba pieno di energia, l’”orso” che segue il ritmo solare, il “lupo” notturno che rende al meglio la sera, e il “delfino” dal sonno leggero e irregolare. Combattere il proprio cronotipo significa sprecare energia preziosa ogni singolo giorno, forzando il corpo a funzionare contro la sua natura.

Digiuno intermittente, freddo e tecnologia. Alcuni miei amici fanno colazione con caffè, burro e olio MCT invece del solito cappuccino. Li vedo più in forma, concentrati, energici. Sono biohackers: trasformano il corpo in laboratorio per vivere meglio e più a lungo.

Usano smartwatch per monitorare il cuore 24/7, misuratori continui della glicemia che mostrano in tempo reale come reagiscono agli alimenti, anelli smart che analizzano il sonno. Questi dati rivelano cosa funziona davvero. La glicemia impenna dopo la pasta? Si modifica la dieta. Il monitoraggio trasforma il biohacking in pratica personalizzata.

Il digiuno intermittente è una tecnica chiave: 16 ore senza mangiare, pasti concentrati in 8 ore. Gli studi dimostrano riduzione dell’infiammazione, miglioramento della sensibilità all’insulina, attivazione dell’autofagia che elimina cellule danneggiate. Le ricerche mostrano perdita di peso del 3-8%. Dopo qualche settimana, spariscono le voglie di zuccheri e l’energia si stabilizza.

I chetoni esogeni mettono il corpo in chetosi senza dieta rigida: si bruciano grassi invece di zuccheri. Non solo per atleti, ma per chiunque voglia ottimizzare il metabolismo. Accelerano il consumo di grassi, sopprimono l’appetito, forniscono energia mentale costante.

La terapia del freddo stimola globuli bianchi, attiva il grasso bruno che accelera il metabolismo, riduce l’infiammazione, abbassa lo stress. Bastano 11 minuti a settimana in acqua fredda tra 10-15°C.

Il sonno, fondamento di tutto, è il pilastro su cui poggia il resto. Tecniche precise: luce naturale al mattino per sincronizzare il ritmo circadiano con il proprio cronotipo, occhiali che bloccano la luce blu la sera, stanza a 18 gradi, magnesio e glicina. La qualità del sonno influenza memoria, umore, metabolismo, sistema immunitario, capacità di perdere peso.

Poi arrivano superfood e nootropi – alimenti e sostanze che potenziano le funzioni cognitive. La spirulina, un’alga ricchissima di proteine complete e antiossidanti, rafforza il sistema immunitario. Il matcha, tè verde giapponese in polvere, fornisce energia pulita grazie alla L-teanina che bilancia gli effetti della caffeina evitando nervosismo. Il lion’s mane, un fungo medicinale, stimola la crescita dei neuroni migliorando memoria e concentrazione. Sono integratori naturali che ottimizzano le prestazioni mentali senza effetti collaterali.

In realtà il biohacking non promette l’immortalità, ma invecchiamento più lento e di qualità. La ricerca conferma che digiuno, freddo, sonno ottimizzato ed esercizio mirato funzionano davvero. Il successo sta nel creare uno stile di vita sostenibile: più energia, lucidità mentale, anni di vita attiva.

Enrico Sgariboldi

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Quella libertà che non conosce notifiche

Quante volte ti è capitato di lavorare a un file importante e… pling, arriva una mail. Passano tre minuti: bip, un messaggio su WhatsApp (magari del gruppo aziendale creato per “coordinarsi meglio”). Poi, mentre cerchi di rientrare nel flusso, una notifica di Facebook ti segnala che un collega ha commentato la foto della cena aziendale. E addio concentrazione.

Il lavoro oggi è fatto a frammenti: mai un’ora intera senza interruzioni, ma spezzettata da messaggi, riunioni lampo, notifiche. Oggigiorno un dipendente legge e invia parecchie mail al giorno, e a queste vanno aggiunti i messaggi di WhatsApp e le notifiche social che, anche se non “urgenti”, entrano comunque nella testa.

Una volta le mail dovevano semplificare la vita lavorativa. Oggi invece sono diventate un secondo lavoro nel lavoro. La cultura dell’immediato ha trasformato la posta elettronica in una sorta di chat: se non rispondi entro un’ora, sembra quasi tu stia ignorando il mittente.

E intanto, su WhatsApp, spuntano gruppi con titoli improbabili: “Team Progetto X — URGENTE”, “Organizzazione Meeting” (che poi spesso diventa solo un fiume di “ok”, “va bene”, “👍”).

Facebook in ufficio. Molti lo aprono “giusto cinque minuti” per controllare una notifica, e si ritrovano venti minuti dopo a guardare le foto delle vacanze del collega. Il problema è che la linea tra svago e lavoro è ormai sottile: capita sempre più spesso che anche le aziende usino Facebook per eventi.

Il risultato? Non siamo mai davvero fuori dal loop delle notifiche.

Sempre più aziende usano WhatsApp Business per coordinare i dipendenti, Facebook Workplace, versione “aziendale” del social, è adottata da diverse multinazionali. Numero medio di chat attive per lavoratore: 6 (fonte: Microsoft Work Trend Index).

Che sia una mail, un messaggio WhatsApp o una notifica Facebook, il meccanismo è lo stesso: tutto sembra urgente, anche quello che potrebbe aspettare.

È evidente che più strumenti abbiamo per comunicare, meno tempo abbiamo per lavorare davvero.

I social network e la tecnologia ci promettono di accorciare le distanze, di creare una vera globalizzazione culturale. E in effetti lo fanno: puoi visitare virtualmente paesi lontani senza spostarti, rispettando l’ambiente. Puoi scoprire culture, tradizioni, persone dall’altra parte del mondo semplicemente scorrendo uno schermo.

Un giorno, probabilmente presto, ci saranno tecnologie che ci consentiranno di visitare luoghi lontani senza muoverci davvero, che ci faranno sentire anche gli odori di un mercato marocchino o la brezza di una spiaggia thailandese. Ci saranno App create appositamente per farci “incontrare” persone per caso, come succedeva prima quando ti imbattevi in uno sconosciuto per strada e nasceva una chiacchierata.

Ma c’è un prezzo nascosto in tutto questo: la tecnologia unirà le distanze lontane e ci allontanerà dalle distanze vicine. Chattiamo per ore con colleghi dall’altra parte del mondo, ma ignoriamo chi ci siede accanto. Rispondiamo immediatamente a un messaggio di un cliente a Tokyo, ma rimandiamo la conversazione con il partner a casa. Esploriamo virtualmente Tokyo mentre perdiamo il contatto con il quartiere dove viviamo.

Siamo iperconnessi globalmente, ma disconnessi localmente. La stessa tecnologia che dovrebbe liberarci dai vincoli dello spazio fisico finisce per imprigionarci in uno spazio digitale ancora più soffocante. Ma forse stiamo guardando la questione dal lato sbagliato. Tutto questo bombardamento di notifiche, questa frammentazione del tempo, non è possibile evitarla: è il prezzo del progresso tecnologico. E se oggi ci sembra già troppo, cosa succederà quando la tecnologia si integrerà ancora di più con il nostro corpo?

Credo che arriverà il giorno in cui alcuni dispositivi ci verranno impiantati nel corpo dopo la nascita. Chip sottocutanei per i pagamenti, notifiche che non arriveranno più dal telefono, ma direttamente nel nostro campo visivo.

L’evoluzione tecnologica ci sta portando verso un’integrazione sempre più profonda tra uomo e macchina, e questa iperconnessione permanente fa parte della nostra evoluzione. Oggi abbiamo ancora la libertà di scegliere di spegnere il telefono, di non leggere quella mail, di ignorare quella notifica. Domani potremmo non avere più questa possibilità.

Quella libertà che non conosce notifiche di questo tempo non è quella di poter lavorare ovunque ed essere sempre “collegati”, ma è quella di poter scegliere: “questa mail la leggo domani”, “questo messaggio WhatsApp non merita risposta immediata”, “questa notifica Facebook la ignoro senza sensi di colpa”.

Credo, infine, che la tecnologia ci aiuterà presto fornendoci la possibilità di utilizzare un’App creata appositamente per bloccare tutte le altre app. No, meglio di no, meglio lasciarla stare: finirebbe che riceviamo le notifiche pure da quella.

Enrico Sgariboldi

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Dal possedere al dipendere: quando l’intelligenza artificiale decide se puoi usare quello che hai comprato

Articolo pubblicato in data 14.10.25 sul quotidiano Pordenone Oggi

Stiamo scivolando verso un mondo dove non si possiede più nulla, ma solo il permesso di usare qualcosa.

Mi è capitato l’altro giorno di dover stampare un documento urgente. La stampante, che avevo comprato appena sei mesi fa, mi ha dato un messaggio che non dimenticherò: “cartuccia non originale rilevata. Funzionalità limitate”. In quel momento ho capito che quella stampante non era davvero mia. Ero solo un utilizzatore temporaneo con diritti limitati.

Stiamo vivendo una trasformazione dal possedere le cose al dipendere da chi le controlla da remoto. E spesso, chi le controlla non è più un essere umano, ma un algoritmo.

Quando è stata l’ultima volta che avete comprato davvero qualcosa di tecnologico? Oggi molte aziende non vendono più prodotti, ma “diritti temporanei di utilizzo o modalità che hanno il nome di paper use cioè paghi l’utilizzo del macchinario”. L’escavatore del cantiere si blocca automaticamente se non paghi il canone.

Dietro ogni “clic per attivare” c’è un algoritmo che ha già calcolato quanto puoi spendere, quanto ti conviene usare quel macchinario, quanto puoi essere “spremuto” economicamente.

Non è fantascienza: compressori, forni per panifici sono già predisposti per funzionare “a consumo”. Li hai davanti, puoi toccarli, ma sono bloccati finché non autorizzi il pagamento.

Per funzionare, questi sistemi raccolgono centinaia di dati: posizione GPS, temperatura, ore di utilizzo, performance in tempo reale. Telecamere, sensori biometrici, identificazione digitale. Ogni gesto diventa una riga nel tuo profilo algoritmico.

Nel vecchio mondo decidevi tu cosa comprare e quando e come farne uso. Oggi è spesso un algoritmo a decidere quanto devi pagare in base a come ti comporti.

Usi poco quel macchinario? Ti penalizza con costi maggiori. Lo usi troppo? Ti propone un upgrade a prezzo variabile. Il sistema ti considera un rischio? Ti chiude l’accesso.

È come avere un commerciante invisibile che ti segue, ti studia e decide lui i prezzi.

Le aziende chiamano tutto questo “ottimizzazione” e “servizi intelligenti”. Ma stiamo delegando il controllo operativo e decisionale a macchine che imparano da noi per controllarci meglio.

Inoltre, un tempo decidevamo quando riparare un attrezzo o se tenerlo fermo. Ora sarà l’intelligenza artificiale a dirci quando possiamo lavorare, con quale strumento, a che costo, e per quanto tempo.

La catena di dipendenze. Questo modello ci lega a una rete di dipendenze invisibili:

– dipendiamo dal software per usare l’hardware;

– dipendiamo dal credito per utilizzare gli strumenti di lavoro;

– dipendiamo dall’IA per ottenere il permesso.

Quei segnali intorno a noi sulla trasformazione già visibile. Succede con i software (quanti programmi possedete senza abbonamento?), con i servizi di streaming, con le auto moderne che richiedono abbonamenti per funzioni standard.

Per quanto concerne gli strumenti di lavoro produttivi, la situazione è peggiore: i piccoli artigiani posso chiudere se l’algoritmo decide che un falegname non possa usare la sega perché non ha pagato abbastanza, oppure bloccare un camion ad un trasportatore per anomalie nei pagamenti.

Il pericolo non è la tecnologia ma è delegare tutto a sistemi intelligenti. Quando è possibile e conveniente, dobbiamo acquistare il bene. Dobbiamo cercare di servirci dell’open source (Linux, Firefox) che offre software libero e trasparente. Utilizzare il più possibile i fablab (Fabrication Laboratory), nati dal MIT di Boston e diffusi ormai in tutto il mondo, Italia compresa. Sono spazi condivisi, attrezzati con macchinari come stampanti 3D, tagliatrici laser, frese CNC, strumenti di elettronica e software open source, che permettono a chiunque – studenti, artigiani, startup, designer, ricercatori – di accedere a strumenti di produzione digitale per trasformare un’idea in un oggetto concreto. In questo caso creare significa non dover dipendere da un algoritmo.

Il modello tipico dei fablab prevede un costo base (tessera associativa di 25 euro l’anno) o tariffe orarie per il noleggio delle postazioni per l’utilizzo della scansione 3D (circa € 20 tariffa oraria). I principali Fablab si trovano a Milano (ce ne sono due), Torino, Bergamo, Verona, Trento, Bolzano, Firenze, Roma, Perugia, Napoli, Palermo, Catania, Cagliari.

Indubbiamente è impossibile arrestare il progresso tecnologico. La tecnologia è come il fuoco: può cuocerti il pane o bruciarti la casa. Dipende da come la usi e chi la controlla.

Enrico Sgariboldi

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La somma delle parti: la sinergia tra intelligenza artificiale (AI) e blockchain

Succede sempre così: ti ritrovi a scorrere il flusso continuo di contenuti sul tuo smartphone – quel fiume in piena di notizie, aggiornamenti professionali su LinkedIn e storie di vita quotidiana – e ti imbatti in una di quelle che ti fanno dire: “Ma davvero siamo già a questo punto?” Mi riferisco alle crescenti testimonianze di aziende che stanno contribuendo a sviluppare quella che è stata definita “l’alleanza magica” tra l’Intelligenza Artificiale (AI) e la Blockchain. La vera rivoluzione, diciamocelo, non è più nelle singole parti, ma in come queste due stanno iniziando a collaborare in modi che nemmeno immaginavamo. Non si tratta semplicemente di una somma delle parti, ma di una vera e propria moltiplicazione delle loro capacità, che porta alla creazione di un circolo virtuoso.

Perché funzionano bene insieme. I dati sono tutto (ma devono essere buoni). L’AI è affamata di dati – più ne ha, meglio funziona. Il problema è che spesso non sappiamo da dove vengano questi dati o se qualcuno li abbia manomessi. Ed è qui che entra in gioco la blockchain: è come avere un notaio digitale che certifica ogni singolo dato.

Se, per esempio, si addestra un’AI per la diagnosi medica, la blockchain assicura che i risultati degli esami non siano stati manomessi. È come avere un medico super-esperto che non sa chi sei. Non è più una questione di “fidarsi ciecamente”, ma di avere garanzie concrete. La blockchain fornisce l’integrità e l’immutabilità.

Il tuo pacco Amazon (tracciato per davvero). Ogni singola fase della consegna di un prodotto può essere registrata sulla blockchain come se fosse un atto notarile digitalizzato. L’immutabilità del registro ci dice, senza possibilità di errore: “Questo è arrivato da qui, a quest’ora, con questa temperatura”. Ma la magia, e qui viene il bello, la fa l’AI: mentre la blockchain ci dà il passato (attraverso il certificato), l’AI si proietta nel futuro: analizza quella catena di dati e prevede, per esempio, quando le scorte di magazzino finiranno.

In Italia la possibilità di tracciare il “Made in Italy” – dal vino al cuoio, dalla meccanica alla moda – è vista sempre più come una delle applicazioni più promettenti. Finalmente sapremo con certezza che quella bottiglia costosa è stata davvero prodotta dove dice l’etichetta, senza sorprese sgradevoli.

La finanza decentralizzata (DeFi) è probabilmente il campo dove si sperimenta di più. Protocolli usano l’AI per valutare automaticamente il rischio dei prestiti, registrando tutto su blockchain. Ho visto protocolli che usano l’AI per valutare automaticamente il rischio dei prestiti, tutto registrato su blockchain. È impressionante quanto possa essere veloce e preciso rispetto ai sistemi bancari tradizionali.

La tutela della proprietà intellettuale. Con l’AI che genera sempre più contenuti (testi, immagini, codice), diventa fondamentale stabilire chi ha creato cosa e quando. La blockchain crea una “marca temporale” incontestabili.

Il parallelo tra blockchain e AI è che non hanno bisogno di un’autorità centrale che controlli tutto. Insieme possono creare applicazioni dove diversi gruppi collaborano senza doversi fidare l’uno dell’altro. Ognuno mantiene i propri dati privati, ma tutti beneficiano dell’intelligenza condivisa.

Il dubbio del giornalista: ma chi controlla chi?

Siamo pronti a fidarci di un sistema in cui la fiducia è scritta in codice, e non delegata a un uomo? E che dire del fatto che le questioni relative alla “governance e all’etica” dell’AI, come i bias (che sono distorsioni nei dati di addestramento che possono portare a risultati ingiusti o discriminatori), se non vengono affrontate con la trasparenza che solo la blockchain può offrire, rischiano di restare irrisolte o di essere manipolate. E poi, in fondo, non credete che sia giusto anche sottolineare che l’AI e la blockchain, forse non sono solo strumenti, ma rappresentano l’ultima e più potente tappa dell’evoluzione della nostra civiltà, che da sempre cerca di superare i limiti umani e geografici? Se l’uomo saprà usarli con responsabilità, creeranno nuove opportunità lavorative e potranno spalancare orizzonti prima inimmaginabili, accelerando scoperte e validazioni scientifiche.

Non dimentichiamoci che da sempre l’uomo è riuscito a trovare un modo per domare i cavalli più selvaggi, quelli di pura razza.

Enrico Sgariboldi

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© 2025 Enrico Sgariboldi (Author) – Testo registrato su blockchain Lutinx a tutela da riproduzioni non autorizzate.

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Banche e Governo: se i Confidi minori scompariranno, che succederà?

Siamo nel 2025 e c’è un allarme, fin troppo evidente, che rischia di passare inosservato: i Confidi minori, sono ancora stretti tra regole sempre più complicate e costi insostenibili, che li mettono in ginocchio. Le normative, spesso pensate per giganti bancari, strangolano le loro piccole strutture. I costi della digitalizzazione, della compliance e degli adempimenti burocratici sono diventati macigni insostenibili. Mentre le banche chiudono i rubinetti del credito a chi non ha garanzie “perfette”, il Governo sembra sempre rincorrere l’ultima emergenza, i Confidi minori vivono una tensione costante: crescere per restare competitivi, senza però smarrire quella vicinanza al territorio e quel capitale di fiducia che costituiscono la loro vera forza.

Una prima risposta è già arrivata dalle reti di impresa, uno strumento capace di unire efficienza e identità locale. Ma la strada non è priva di ostacoli: servono visione strategica, governance chiara e la capacità di bilanciare interessi diversi.

Ho discusso della questione con il Presidente Alberto Rodeghiero di Asso112, la voce che difende i Confidi minori. In questo scenario critico, l’associazione Asso112 — Associazione Confidi Italiani (che rappresenta e supporta i Confidi minori, quelli dell’articolo 112 del Testo Unico Bancario), sta facendo un lavoro straordinario per aiutarli a resistere.

Che cosa fa un Confidi minore? Un confidi minore – quelli disciplinati dall’articolo 112 del Testo Unico Bancario – è un consorzio o cooperativa che aiuta le piccole imprese ad ottenere prestiti bancari fornendo garanzie collettive.
In pratica, se una banca non concede credito a un artigiano perché il suo bilancio non basta, il confidi si mette in mezzo e dice: “garantisco io per lui”.
Il confidi, quindi:

– Riduce il rischio per la banca;

– Rende accessibile il credito a chi non avrebbe chance da solo;

– Conosce personalmente le imprese del territorio, valutandole non solo dai numeri, ma dalla storia, dalla reputazione e dalla solidità reale.

Il paradosso della piccola dimensione. Diciamoci la verità: nel mondo del credito, le dimensioni contano. E parecchio. Quando una banca deve scegliere con chi lavorare, guarda prima di tutto i numeri: patrimonio, volumi di garanzie, solidità patrimoniale. Un confidi con 2 milioni di patrimonio non riesce a sedersi allo stesso tavolo di uno che ne ha 50.

Eppure – e qui sta il paradosso – questi confidi “piccoli” conoscono bene il territorio e la storia dell’azienda artigiana che ha attraversato tre generazioni e ora deve modernizzarsi per non chiudere. “Per noi non esistono solo i numeri del bilancio”, mi spiegava un direttore di un confidi. “Esiste anche il fatto che conosco personalmente l’imprenditore, so come lavora, conosco la sua famiglia”. Questo tipo di valutazione – chiamiamola ‘credito relazionale’ – è qualcosa che le grandi strutture fanno fatica a replicare.

La ricetta delle reti di impresa, che ti permette di crescere mantenendo la tua identità. In pratica, è come se più confidi decidessero di “fare squadra” per alcune attività specifiche, continuando però a operare autonomamente sui loro territori.

Economie di scala che fanno la differenza. Prendiamo la compliance normativa, una delle spine nel fianco di ogni confidi. Le normative sono sempre più complesse e richiedono competenze specialistiche. Un piccolo confidi deve spesso affidarsi a consulenti esterni per ogni aggiornamento, con costi che possono importanti. In rete, questi costi si dividono tra più soggetti.

Lo stesso vale per i sistemi informativi. Un software gestionale professionale che può costare troppo per un piccolo Confidi diventa sostenibile se diviso tra cinque o sei partner.

Il peso della negoziazione. C’è poi la questione del potere contrattuale. Un confidi con 5 milioni di garanzie in essere ha ben poco da dire quando tratta con una banca. Una rete che raggruppa confidi per 50 milioni complessivi può sedersi al tavolo delle trattative con ben altra autorevolezza.

“Prima dovevo accettare le condizioni che mi proponevano”, mi raccontava un direttore. “Ora, in rete con altri quattro Confidi, riusciamo a spuntare spread più bassi e condizioni migliori sui contro-fondi” (lo spread sui finanziamenti è il margine che le banche aggiungono al tasso di riferimento per determinare il tasso finale del prestito).

Il modello che funziona: federazione flessibile. Dall’esperienza sul campo emerge però un modello che sembra dare risultati migliori: la “federazione flessibile”. L’idea è semplice: condividere solo quello che conviene (formazione del personale, la compliance normativa, acquisto software), mantenendo autonomia operativa su tutto il resto.

“Facciamo i corsi di aggiornamento insieme perché costa meno e la qualità è migliore”, mi spiegava il coordinatore della rete. “Ma quando si tratta di decidere a quale impresa concedere una garanzia, ognuno decide per sé”.

L’evoluzione digitale cambia le carte in tavola. C’è un altro aspetto da considerare: l’evoluzione tecnologica che sta cambiando più rapidamente il settore. Strumenti che singolarmente un piccolo confidi non potrebbe mai permettersi, ma che in rete diventano accessibili.

Serve la manovra del Governo per un potenziamento radicale dei fondi di garanzia dedicati a queste realtà. Sostenere i Confidi è un investimento strategico sulla stabilità economica territoriale, perché conoscono a fondo ogni singolo micro-territorio, ogni filiera produttiva e le peculiarità del tessuto imprenditoriale, e possono offrire un servizio sartoriale, inarrivabile per i grandi player. I Confidi minori possono posizionarsi come facilitatori all’accesso al credito di fonte bancaria e per la finanza agevolata, anche per la doppia transizione, quella verde e quella digitale, per costruire i ponti tra le esigenze delle piccole imprese e il mondo della finanza. E di ponti così, che uniscano davvero i mondi invece di separarli, questo Paese ne ha sempre avuto un disperato bisogno.

Enrico Sgariboldi

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Sulla prassi dell’economia sostenibile

Economia civile e agricoltura sociale: il valore nascosto

L’altro giorno una mia carissima amica mi ha invitato ad una cena a casa sua. A fine cena portò in tavola due piattini, ciascuno con una mela. Erano piccole e un po’ imperfette, ben lontane dalle mele lucide dei supermercati.
«Questo è il dolce», disse. «Io sono una persona semplice anche a tavola: per te ho preparato la zuppa di verdure del mio orto e il pane fatto in casa, ripieno di peperoni e patate.» Poi aggiunse: «Mangia questa mela e dimmi cosa ti viene in mente».

Per un attimo pensai che volesse tentarmi come Eva con il frutto proibito. Invece, cominciò a raccontarmi la storia nascosta dietro quel frutto: «Quando ci sediamo a tavola», mi spiegò, «difficilmente pensiamo al percorso di una mela prima che arrivi nel nostro piatto». Eppure, dietro un semplice frutto si cela un mondo intero.

Da brava sociologa, mi spiegò che in uno spazio invisibile al consumatore si incontrano tre realtà distinte:

– l’economia tradizionale, con grandi distribuzioni e monocolture intensive;

– l’economia civile (cooperative sociali, commercio equo);

– l’agricoltura sociale, espressione concreta di quest’ultima, che trasforma i campi in laboratori di speranza e riscatto.

L’economia civile non è un’invenzione contemporanea. Lesue radici affondano nel Settecento, quando il filosofo ed economista napoletano Antonio Genovesi teorizzò un sistema economico capace di coniugare efficienza produttiva e umanità. Diversamente da un modello assistenziale o da uno puramente orientato al profitto, l’economia civile mette al centro le persone e costruisce reti capaci di trasformare fragilità e marginalità in occasioni di crescita per tutti. In questo modo dà concretezza all’idea di sostenibilità: rispondere ai bisogni di oggi senza togliere futuro alle prossime generazioni. Un esempio concreto è l’agricoltura sociale, che unisce rispetto per l’ambiente e inclusione sociale.

Dopo quasi un’ora e mezza si fermò a riprendere fiato, poi disse: «Secondo te, Enrico, quanti sanno davvero cos’è l’agricoltura sociale? Tu lo sai, vero, che si tratta di quell’esperienza che unisce alla produzione agricola servizi educativi, terapeutici e percorsi di inclusione lavorativa per persone con disabilità o in situazioni di fragilità?».

Negli ultimi anni l’agricoltura sociale è cresciuta in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia ed Emilia-Romagna. Proprio quest’ultima regione rappresenta un esempio virtuoso: qui le aziende agricole diventano luoghi di riscatto e di futuro, offrendo competenze e opportunità concrete a chi vive situazioni di svantaggio. Le cooperative e le imprese impegnate in questo modello adottano pratiche sostenibili, come l’agricoltura biologica, la rotazione delle colture, il compostaggio e la riduzione dei pesticidi, dimostrando che inclusione sociale e rispetto dell’ambiente possono camminare insieme.

«Adesso è giusto che tu scriva tutte queste cose importanti nel tuo prossimo articolo, perché un’altra economia è possibile.»
«Certo, è un tema fondamentale», risposi.
Poi sorrisi e aggiunsi: «Sai, credo che fin dalla notte dei tempi l’uomo non abbia mai davvero compreso cosa si nasconde dietro una mela. La prossima volta ceneremo da me: una pizza e, per dolce, le tue mele. Così non dovrai più spiegarmi nulla su cosa si nasconde dietro una mela… almeno fino al prossimo frutto!»

Non dimenticherò mai che ogni morso può racchiudere una rivoluzione silenziosa, fatta di mani che accudiscono la terra e, nello stesso tempo, aiutano chi è più fragile.

Enrico Sgariboldi

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L’immortalità digitale: l’inaspettata eredità dell’intelligenza artificiale

È un argomento affascinante e inquietante allo stesso tempo, con implicazioni etiche profonde. Questa premessa è doverosa.

Come l’intelligenza artificiale cambierà per sempre il nostro rapporto con la morte e il ricordo.

Ieri sera, scorrendo i messaggi su WhatsApp, mi è saltata agli occhi la foto profilo di mia madre. Non c’è più da anni… eppure lì, sorridente sullo schermo, sembrava quasi aspettare un mio messaggio.
Per un attimo mi è passato in testa un pensiero assurdo: “E se le scrivessi? E se arrivasse davvero una risposta?”
Sembra la trama di un film di fantascienza, lo so. E invece… sorpresa: oggi è già realtà.
Difficile da credere? Certo. Eppure, eccoci qui, nell’era dell’eredità digitale, dove la morte non è più la fine di tutto. Preparati, perché quello che sto per raccontarti ti lascerà a bocca aperta (ed è tutto vero e verificabile).

Quando la tecnologia incontra il lutto. Tutti abbiamo lasciato tracce digitali ovunque: messaggi, foto, post sui social, mail. Aziende come hereafter.ai e eternime.com, stanno trasformando questi dati in chatbot (programmi capaci di simulare una conversazione reale grazie all’intelligenza artificiale) che possono dare l’illusione di dialogare ancora con chi non c’è più, possono “pensare” e “parlare” come noi. Microsoft ha addirittura brevettato un sistema che analizza messaggi, mail e post per creare chatbot che rispondono esattamente come la persona originale.

Per verificare le informazioni sui brevetti Microsoft: ricerca patent US 10,853,717.

Il processo è sorprendentemente semplice: algoritmi avanzati studiano i nostri pattern linguistici, le preferenze, il modo di esprimersi. Il risultato? Un’intelligenza artificiale che risponde con la nostra voce e il nostro stile.

I cosiddetti “deadbot” – chatbot del lutto – stanno trasformando i nostri cari defunti in conversazioni interattive.

L’abbraccio impossibile. Ma la tecnologia non si ferma alle chat. Il caso che ha sconvolto il mondo è quello di Jang Ji-sung, madre sudcoreana che nel documentario “Meeting You” ha riabbracciato virtualmente sua figlia Nayeon, morta a sette anni. Il video ha raggiunto 13 milioni di visualizzazioni in una settimana.

Per verificare i dettagli del documentario: munhwa.com (sito dell’emittente MBC sudcoreana che ha prodotto il documentario).

La scena è straziante: una madre con il visore VR che accarezza l’avatar della figlia. Mi chiedo: è una nuova forma di consolazione per la sua assenza?

Il lato oscuro dell’immortalità. Dietro questa promessa di consolazione si nascondono domande inquietanti: chi controlla i nostri “fantasmi digitali”? Una volta morti, i dati diventano proprietà di aziende private. E se queste aziende falliscono? E chi garantisce che questi avatar non vengano hackerati?

Gli psicologi sono divisi: alcuni vedono nell’AI uno strumento di supporto emotivo rivoluzionario, altri temono che blocchi il naturale processo di elaborazione del lutto. Il rischio è rimanere intrappolati in un limbo digitale dove non si può mai dire addio.

Per approfondimenti psicologici: apa.org (American Psychological Association).

Un business in espansione. Il mercato dell’immortalità digitale cresce rapidamente. Gli esperti prevedono che entro il 2030 queste tecnologie diventeranno mainstream, trasformando i cimiteri in musei interattivi.

James Vlahos, fondatore di HereAfter AI, sostiene che “non si tratta di sostituire chi abbiamo perso, ma di creare un ponte emotivo che aiuti nel processo di elaborazione del lutto”. Belle parole, ma è davvero così semplice?

Siamo pronti a un mondo dove la morte non è più definitiva? Dove i nostri cari “sopravvivono” per sempre in forma digitale, ma sotto il controllo di algoritmi e multinazionali?

L’immortalità digitale promette di curare il dolore più profondo dell’umanità, ma il prezzo potrebbe essere la nostra concezione di vita, morte e ricordo. E se perdessimo la capacità di elaborare il lutto naturalmente?

Riflessione finale. Nella corsa a vincere la morte attraverso la tecnologia perderemo la capacità di elaborare il dolore, di trovare pace nel ricordo?

Questa rivoluzione ci obbligherà a ripensare il nostro rapporto con la vita, la morte e ciò che resta di noi.

E tu, saresti pronto a “rivivere” per sempre come avatar digitale?

NOTA IMPORTANTE PER I LETTORI: data la delicatezza e la complessità dell’argomento trattato, si consiglia di verificare le informazioni presentate sui principali siti web di riferimento menzionati, con un approccio critico prima di trarre conclusioni personali.

Enrico Sgariboldi

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Fonti primarie per la verifica:

Ulteriori fonti accademiche:

– IEEE Digital Library: ieeexplore.ieee.org

– Nature Digital Medicine: nature.com/natdigitalmed

– MIT Technology Review: technologyreview.com

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I codici del tempo. Come l’umanità ha sempre cercato di decifrare l’eternità

Articolo giornalistico pubblicato in data 19.09.25 sul quotidiano Friuli-Venezia Giulia.

Non so voi, ma quando vedo un orologio mi chiedo spesso cosa stesse pensando chi l’aveva costruito. Chissà, forse voleva controllare il tempo bloccandolo in qualche modo. Credo che da sempre ogni civiltà si sia inventata i propri “codici del tempo”, cioè delle tecniche per controllare il tempo, per dare un senso al tempo che ci scivola via.

I codici del tempo sono praticamente tutti quei simboli, calcoli, opere d’arte che le varie culture hanno escogitato per rappresentare il tempo. Ogni popolo ha avuto la sua idea, e guardando queste cose puoi capire cosa pensa l’uomo. È sempre la stessa storia: ognuno vuole trovare la soluzione giusta per controllare il tempo.

Gli egizi erano fissati con l’eternità. Nei loro geroglifici c’era questo serpente, l’Ouroboros, che si mordeva la coda facendo un cerchio perfetto. Per loro il tempo non andava dritto come pensiamo noi, ma girava in tondo – niente finiva mai veramente, tutto si trasformava e ripartiva.

Il loro Libro dei Morti era pieno zeppo di formule magiche e simboli per l’aldilà. Non era esattamente un manuale di istruzioni, ma quasi: spiegava ai morti come orientarsi nell’altro mondo e come fare per diventare immortali. Roba da far impallidire qualsiasi fantasy moderno.

Saltiamo avanti di qualche migliaio di anni e arriviamo a Leonardo. Qui cambia tutto. Se gli egizi volevano l’eternità, Leonardo da Vinci voleva congelare l’istante. I suoi “codici del tempo” sono completamente diversi – più precisi, più scientifici, ma con la stessa urgenza di fondo.

Leonardo ha riempito migliaia di fogli con quello che potremmo chiamare “istantanee del tempo”: come si muove l’acqua, come funziona il corpo umano in un momento specifico, macchine per misurare fenomeni naturali con una precisione mai vista. Per lui ogni secondo era unico e irripetibile, e il suo compito era fermarlo sulla carta prima che svanisse.

I social media: i nuovi codici del tempo. Adesso guardiamoci intorno. I nostri telefoni registrano ogni nostro respiro, ogni foto, ogni video è un tentativo di congelare un momento prima che se ne vada, non sono forse i nuovi “codici del tempo”?

La paura è sempre la stessa: quella di essere dimenticati, di vedere sparire nel nulla i nostri momenti importanti. Gli egizi mummificavano i corpi, Leonardo riempiva quaderni, noi bombardiamo Instagram. Cambia la tecnologia, l’ansia resta identica.

L’arte come macchina del tempo. Ma forse i veri codici del tempo non sono quelli scientifici – sono quelli artistici. Una fuga di Bach ti trasporta indietro nel tempo. Un quadro di Caravaggio ha intrappolato la luce di 400 anni fa e te la rimanda addosso intatta, come se fosse ieri.

I codici del futuro: l’intelligenza artificiale e la blockchain. Stiamo facendo sempre le stesse cose degli egizi, solo con più tecnologia. L’intelligenza artificiale che ricrea le personalità dei morti, la blockchain che conserva tutto per sempre, la criogenia che vuole mettere in pausa il corpo. Stesso identico desiderio: l’immortalità, il controllo del tempo, l’idea che niente debba andare perduto.

La prossima volta che vi capita di vedere un orologio antico, un geroglifico o uno schizzo di Leonardo, fermatevi un attimo a pensare a cosa stessero davvero cercando: l’immortalità, o era solamente un modo per dare senso al presente?

Enrico Sgariboldi

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Quando il data journalism diventa un’arma aziendale che rivoluziona l’analisi dei competitors

Articolo pubblicato in data 11.09.25 sul quotidiano PordenoneOggi e sul FriuliVeneziaGiulia

Non mi riferisco a ricerche da “smanettoni” su internet, ma di una tecnica di analisi e di indagine rivoluzionaria, che mescola giornalismo investigativo, big data e AI per acquisire vantaggi competitivi misurabili, e senza violare la legge.

Tutti hanno accesso agli stessi strumenti di ricerca, ma la differenza la fa chi sa utilizzarli meglio, chi ha la giusta preparazione per analizzarli, e con metodologie professionali che trasformano informazioni sparse in intelligence strategica.

Gli strumenti che stanno cambiando le regole. I principali player del mercato competitive intelligence e il 61% dei marketer affermano che l’analisi competitiva aiuta a identificare nuove opportunità di business. Ma quando hai troppi dati, il rischio è perdersi dentro.

Il data journalism è una disciplina che unisce il giornalismo tradizionale con l’analisi e la visualizzazione di grandi quantità di dati. In pratica, i giornalisti che si occupano di data journalism usano i numeri solo da fonti pubbliche, database governativi, registri societari, pubblicazioni scientifiche, social media, banche dati, per trovare storie e raccontarle in modo più preciso e oggettivo, seguendo metodologie d’analisi e alcune volte tecniche investigative giornalistiche. La differenza con lo spionaggio industriale? Tutto è trasparente, estremamente legale.

Come funziona. Il processo del data journalism si può dividere sinteticamente in diverse fasi:

– Raccolta dei dati: la prima fase consiste nel trovare i dati. Possono provenire da fonti pubbliche (come enti governativi, istituti di ricerca, database aperti), da documenti aziendali o da ricerche commissionate;

– Pulizia e analisi dei dati: i dati grezzi sono spesso disordinati e pieni di errori. Vanno quindi “puliti” per renderli utilizzabili. Successivamente, vengono analizzati per individuare tendenze, correlazioni, anomalie o schemi che possano costituire la base di una storia;

– Contestualizzazione: i numeri da soli non bastano. Il data journalist deve interpretare i dati e metterli in relazione con il contesto sociale, economico o politico per dare loro un significato;

– Visualizzazione: spesso i dati vengono raccontati attraverso grafici, mappe interattive, infografiche o altre visualizzazioni. Questo rende le informazioni più facili da capire per il pubblico e trasforma i numeri in una narrazione visiva coinvolgente;

– Narrazione: l’ultima fase è la scrittura della storia. Il giornalista usa i dati e le visualizzazioni come prove per creare un racconto che sia informativo e d’impatto.

Pertanto, un data journalist esperto può:

– Anticipare le mosse dei competitors;

– Identificare nuovi mercati nazionali ed esteri;

– Prevedere crisi settoriali;

– Scoprire partnership nascoste;

– Mappare strategie di pricing;

– Creare contenuti giornalistici promozionali per far conoscere l’impresa all’estero. Trasformare i dati di settore in storytelling strategico, è un’attività che può beneficiare di contributi a fondo perduto per l’internazionalizzazione.

Un esempio concreto per l’Italia. Prendiamo un’azienda metalmeccanica italiana che vuole espandersi nei mercati europei. Il data journalist incaricato, dovrà: condurre ricerche di mercato approfondite sui competitor principali e su potenziali clienti e distributori, analizzare il messaging pubblicitario e il linguaggio narrativo utilizzato sui siti web delle aziende concorrenti e delle eventuali sue collegate, studiare i bandi di gara europei per individuare nuove opportunità di business, analizzare i dati di bilancio dei concorrenti individuati, creare contenuti giornalistici promozionali per far conoscere l’impresa italiana verso alcuni paesi esteri, trasformando dati di settore in storytelling. Tutto legale, tutto pubblico, ma con risultati strategici che possono orientare investimenti milionari del committente.

Il gap italiano. In Italia questa figura è sconosciuta, mentre in USA e nel nord Europa le aziende hanno collaborazioni consolidate con i data journalist. Le aziende italiane si affidano, invece, a non qualificati consulenti o a “smanettoni” interni all’azienda, perdendo opportunità decisive.

Casi verificati. Netflix ha raggiunto 301.63 milioni di abbonati globalmente a fine 2024, dominando il mercato streaming. Non ha vinto per intuizione, ma interpretando meglio i dati: pattern di consumo digitale, preferenze degli utenti, ottimizzazione dei contenuti.

Impatto business e futuro. Prima servivano mesi per un’analisi competitiva, oggi abbiamo insight in tempo reale. Il problema è che velocità e accuratezza non vanno sempre d’accordo: i primi dati che arrivano sono spesso incompleti o fuorvianti. Eppoi, diciamoci la verità: i dati raccontano cosa sta succedendo, ma raramente spiegano il perché. Gli strumenti gratuiti come Google Alerts e Similarweb hanno democratizzato l’accesso all’intelligence competitiva, ma attenzione: hanno anche dei limiti importanti in termini di profondità e frequenza di aggiornamento.

I competitors internazionali investono massicciamente, mentre chi non lo fa rischia di rimanere indietro perché non sa cosa fanno gli altri.

Le aziende italiane fanno ancora tempo a colmare il gap, ma serve la cultura del dato e, soprattutto, riconoscere che il data journalism non è lusso ma una necessità strategica.

Nota dell’autore: chi scrive sta sviluppando un ebook sul “Data journalism per l’analisi competitiva: manuale pratico per aziende italiane”, per colmare un vuoto formativo che costa caro alle nostre imprese.

La vera competenza futura non sarà raccogliere più informazioni degli altri, ma saper scegliere quando ignorarle.

Enrico Sgariboldi

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I giardini di Nemo: l’agricoltura subacquea è già il futuro

Rubrica Made in Italy del quotidiano Pordenone Oggi. Articolo del 6/09/2025

Continua il viaggio nel Made in Italy, nelle acque cristalline del mare ligure, a pochi metri dalla costa di Noli, per scoprire una rivoluzione agricola silenziosa di cui il mondo intero ci invidia e ne parla, ma tranne che in Italia (come al solito).

Nel mare, sott’acqua dove normalmente si troverebbero solo pesci e alghe, crescono il basilico, la lattuga e altri ortaggi, proprio in un ambiente che sfida ogni logica agraria tradizionale.

Questo fatto ha rievocato in me il romanzo “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. È difficile credere a questa notizia, lo so. Anch’io inizialmente ho stentato a crederci. Ma caro lettore sappi che questa invenzione è l’ennesima prova dell’abilità degli italiani, trattasi di pura e incredibile intelligenza italiana. Comunque, per evitare dubbi e perplessità, fornisco subito il link di riferimento per una tua eventuale verifica:

https://www.nemosgarden.com/visit-nemos-garden/

Affermare che si tratta di un progetto veramente unico e pionieristico, secondo me è davvero poco

Ho scoperto questa invenzione durante una serie di ricerche finalizzate ad individuare metodi alternativi e salutari di produzioni agricole, per scriverci un articolo. Così ho individuato la storia dei Giardini di Nemo. Una storia incredibile e affascinante, iniziata nel 2012 da un’idea rivoluzionaria di Sergio Gamberini (lode a questo grande genio italiano), fondatore dell’Ocean Reef Group, azienda specializzata nel settore delle attrezzature subacquee. Questa invenzione ha dato vita a quello che oggi è riconosciuto come il primo orto italiano subacqueo al mondo. Possiamo dire un Made in Italy unico nel suo genere.

Il progetto rappresenta una delle più innovative frontiere dell’agricoltura sostenibile, dimostrando che è possibile coltivare anche negli ambienti più inaspettati.

Le biosfere sottomarine. Situato a circa 40 metri dalla spiaggia di Letizia, il Giardino di Nemo è un sistema di serre subacquee composto da nove biosfere modulari, alcune delle quali dotate di sistemi idroponici avanzati, inclusa una biosfera osservatorio e una per la coltivazione di microgreens. Queste strutture galleggianti sono ancorate al fondale marino e sfruttano l’energia solare e la condensazione dell’umidità per l’irrigazione, creando un ecosistema autosufficiente e a basso impatto ambientale. All’interno di queste strutture sottomarine crescono basilico, lattuga e altri ortaggi, creando un ecosistema agricolo completamente nuovo. Questa varietà di coltivazioni evidenzia il potenziale dell’agricoltura subacquea per adattarsi a diverse tipologie di piante e necessità alimentari.

I Giardini di Nemo rappresentano un approccio rivoluzionario che non entra in competizione con gli ecosistemi terrestri, ma offre un’alternativa ecologica per la coltivazione in ambienti difficili. Il sistema garantisce condizioni termiche ottimali e rese paragonabili a quelle di una serra convenzionale, con un vantaggio decisivo: l’assenza di consumo energetico aggiuntivo.

Questa soluzione apre prospettive concrete per le comunità costiere che necessitano di autosufficienza alimentare e per aree dove l’agricoltura tradizionale risulta problematica o impossibile. La ricerca ha inoltre attirato l’interesse delle industrie farmaceutiche, aprendo nuove frontiere per la produzione di principi attivi in ambiente marino controllato. Il progetto ha sviluppato partnership strategiche che accelerano la ricerca e lo sviluppo. La collaborazione con Siemens ha permesso al team di utilizzare “gemelli digitali” della biosfera subacquea, dimostrando come le tecnologie digitali avanzate possano supportare l’innovazione agricola del futuro

Un progetto che merita maggiore attenzione anche dal governo italiano

I Giardini di Nemo rappresentano un’eccellenza italiana nel panorama dell’innovazione mondiale, eppure questo progetto rivoluzionario non riceve ancora l’attenzione mediatica e il sostegno istituzionale che meriterebbe. Si tratta di una tecnologia pionieristica con potenzialità enormi per affrontare le sfide alimentari globali.

Sergio Gamberini e il suo team meriterebbero un riconoscimento più ampio per aver sviluppato una soluzione così innovativa e sostenibile. Il governo italiano dovrebbe considerare questo progetto come una priorità strategica, sostenendo economicamente e mediaticamente questa eccellenza nazionale che potrebbe posizionare l’Italia come leader mondiale nell’agricoltura del futuro.

Soluzioni per terre limitate: alternativa ecologica per luoghi difficili.

Efficienza energetica: rese paragonabili a serra tradizionale senza energia aggiuntiva.

Nonostante il riconoscimento estero, in Italia l’iniziativa riceve ancora scarsa attenzione istituzionale (come al solito). Valorizzare un’eccellenza come questa significherebbe rafforzare il ruolo del Paese nell’innovazione agricola mondiale e dare un contributo concreto alla sostenibilità alimentare del futuro.

E tu come la pensi?

A me questa invenzione italiana mi ha affascinato, facendomi capire che esistono anche modi sostenibili per alimentare la nostra civiltà.

Enrico Sgariboldi



LA RUBRICA DEL MADE IN ITALY: L’ITALIA CHE AMIAMO

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LE FRODI ALIMENTARI

I RIMEDI VERI ED EFFICACI

2.09.2025 INDAGINE DI PORDENONE OGGI

Siamo giunti alla terza parte di questa inchiesta sulle frodi alimentari e sul Made in Italy.

In questo articolo tratterò le soluzioni al problema.

Per prima cosa, per poter contrastare il fenomeno delle frodi alimentari è necessario “fare cultura”, è necessario che il consumatore comprenda quanto è importante acquistare prodotti Made in Italy 100 percento, e soprattutto che legga sempre in modo accurato l’etichetta prima di ogni acquisto.

Secondariamente, per combattere efficacemente il fenomeno delle frodi, serve anche la volontà politica di adottare tutta una serie di misure di contrasto.

Richiesta ai nostri politici:

– Etichette QR code in tecnologia blockchain, che permettono con la scansione di conoscere istantaneamente la storia del prodotto (origine, certificazioni, date, lotti). La blockchain è un registro digitale che consente la tracciabilità e l’immodificabilità. del dato. Consente di verificare facilmente ogni passaggio dal campo alla tavola, garantendo che i dati su provenienza e processi non possano essere falsificati.

Rete di controlli coordinati tra le forze preposte, per assicurare efficacia ed evitare sovrapposizioni. L’obiettivo è seguire il prodotto dall’importazione fino alla vendita al consumatore finale, garantendo trasparenza e conformità normativa in ogni fase del processo. Significa adottare un sistema di verifiche sistematiche che includa:

– Strategia di controllo integrata lungo la filiera produttiva. Il sistema di vigilanza dovrà articolarsi su tre livelli complementari che seguono il percorso delle materie prime fino al consumatore finale.

Il primo livello interviene a monte della filiera, identificando gli importatori di materie prime e semilavorati per mappare la rete di aziende acquirenti e verificare successivamente le caratteristiche dei prodotti finali realizzati da questi clienti.

Il secondo livello si deve concentrare sui canali distributivi, sia tradizionali che digitali, con particolare attenzione ai clienti di importatori e distributori. Questo include un monitoraggio sistematico dei siti web aziendali per garantire che informazioni prodotto, descrizioni tecniche e modalità di presentazione rispettino la normativa vigente.

Il terzo livello riguarda le pratiche commerciali, sempre focalizzato sui clienti della filiera di importazione e distribuzione, per assicurare che comunicazione pubblicitaria, schede prodotto e dichiarazioni di conformità siano accurate e trasparenti verso i consumatori.

Questo sistema garantisce un controllo capillare dall’origine delle materie prime fino al punto vendita, creando una rete di verifiche che copre tutti gli aspetti della commercializzazione.

Maggiori controlli mediante rafforzamento del numero degli addetti delle forze dell’ordine preposte ai controlli, con figure professionali già qualificate come il tecnologo alimentare che potrebbero essere assunte dallo stato.

– Sanzioni economiche e penali più severe. Le misure di contrasto devono prevedere, nei casi di maggior gravità, oltre a sanzioni economiche severe, la chiusura immediata dell’attività produttiva e commerciale. Perché se non si puniscono in modo severo quei soggetti truffaldini, non si riuscirà mai aa tutelare il consumatore.

– App per segnalare alle forze dell’ordine anomalie o sospette frodi.

– Incentivi, come premi fiscali o contributi, per aziende trasparenti che utilizzano la tecnologia blockchain per certificare la tracciabilità di tutto il processo di produzione.

– Certificazioni digitali pubbliche: creare un marchio di garanzia governativo Made in Italy 100 percento in tecnologia blockchain.

– Campagne di comunicazione a carattere governativo su come leggere le etichette. Bisogna insegnare nelle scuole come si legge un’etichetta. Sembra banale, ma quanti di noi sanno davvero decifrare le informazioni nascoste dietro codici, sigle e diciture? I nostri ragazzi dovrebbero uscire dalle aule sapendo leggere un’etichetta, distinguendo se un olio è 100% italiano oppure è una miscela. È educazione civica del terzo millennio: formare consumatori consapevoli che non si facciano “abbindolare” da etichette ingannevoli.

– Educazione e consapevolezza dei consumatori: campagne informative sull’attività dei Consorzi di Tutela. Sono: Enti privati riconosciuti dal Ministero che tutelano denominazioni DOC/DOP (vini, formaggi, oli, insaccati). Sono gli Ambasciatori della cultura gastronomica italiana, custodi delle tradizioni territoriali attraverso disciplinari severi e controlli costanti. Il loro obiettivo è di educare i consumatori per renderli alleati nella lotta alle frodi e nella tutela dell’autenticità italiana.

Prossimamente integrerò i contenuti del presente articolo con interviste agli esponenti dei marchi DOP, DOC, DOCG, IGP del Friuli-Venezia Giulia e alle aziende agroalimentari del territorio, perché le loro storie meritano di essere raccontate e approfondite in un nuovo articolo-inchiesta dedicato. Intervisterò anche i responsabili delle forze dell’ordine preposte ai controlli, al fine di valorizzare e meglio testimoniare il loro importante e prezioso lavoro sul territorio.

Concludo raccomandando come sempre ai lettori di leggere bene le etichette prima di ogni acquisto. Comprate sempre i prodotti Made in Italy 100% perché sono delle vere eccellenze a livello mondiale.

Per chi non avesse letto il precedente articolo, ecco il link:

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VIAGGIO A RITROSO NEL TEMPO PER SCOPRIRE COME GLI ANTICHI EGIZI ANTICIPARONO LA RIVOLUZIONE BLOCKCHAIN

Articolo pubblicato in data 19.08.2025 su CODICEITALIA (rivista internazionale).

Paralleli tra antiche pratiche e tecnologie moderne

Se vi dicessi che l’idea di base di un registro immutabile” ha radici millenarie?

Immaginate di poter viaggiare indietro nel tempo, attraversando i millenni fino a raggiungere le sabbie dorate dell’antico Egitto. Qui, tra le piramidi e i templi monumentali, scoprireste che i concetti fondamentali della moderna blockchain erano già vivi nella mente dei sacerdoti e degli scribi del Nilo. Infatti, gli antichi egizi svilupparono principi che oggi ritroviamo nella blockchain:

– Ridondanza: conservavano copie multiple di documenti importanti in templi diversi per garantire sopravvivenza delle informazioni;

Autenticazione: i cartigli reali e i sigilli personali funzionavano come “firme digitali” impossibili da falsificare grazie alla complessità geroglifica;

Timestamping: gli egizi datavano ogni documento con anno di regno + stagione + mese + giorno. Una volta inciso, diventava un record temporale immutabile e verificabile, come i timestamp della blockchain, che certificano in modo permanentemente quando avviene una transazione;

Immutabilità: incidevano informazioni cruciali su pietra per preservarle eternamente.

Pur non utilizzando tecnologie identiche alla blockchain, i principi fondamentali erano gli stessi. Era un “sistema di “certificazione temporale” di 4000 anni fa ancora verificabile oggi. Quando si dice che ogni cosa è collegata al passato, si può fare riferimento anche a concetti come questo.

Cos’è la blockchain?

La blockchain è un registro digitale, crittografato, distribuito e inalterabile, che promette un futuro senza frodi e falsificazioni. Quindi, con la blockchain è possibile risolvere un problema che è vecchio quanto la civiltà stessa: preservare l’autenticità.

Il sigillo: l’antenato della firma digitale

Prima dei server e dei registri digitali distribuiti, c’era l’argilla. Nell’antico Egitto e in Mesopotamia, il sigillo cilindrico o lo scarabeo sigillo non erano solo gioielli, ma strumenti di potere e garanzia. Incisi con simboli, figure divine o con il nome del proprietario, venivano impressi su tavolette d’argilla ancora umide per autenticare documenti, sigillare contenitori o certificare accordi commerciali. Un sigillo intatto garantiva l’integrità del contenuto. Anche nel Medioevo, il sigillo che era di ceralacca o di piombo, e veniva usato per garantire autenticità e provenienza.

Dalla fiducia centralizzata a quella distribuita

Ma nel passato, il sistema di certificazione della garanzia di autenticità era centralizzato: dipendeva dall’autorità del re, del notaio o del proprietario del sigillo. Oggi, con la blockchain non ci si affida più a un’entità singola, ma a un’intera rete di computer che lavora in modo trasparente e anonimo.

Possiamo, quindi, dire che ha democratizzato e distribuito la fiducia.

Al tempo nostro, ogni creazione che viene protetta in blockchain porta con sé la sua storia completa, trasparente e immutabile, una genealogia digitale che la rende unica e autentica per sempre. Aziende visionarie come LutinX hanno colto questa opportunità, facendo della protezione della proprietà intellettuale una delle tante missioni. Con la piattaforma Lutinx è possibile creare certificati di autenticità che sono più che semplici documenti: sono impronte digitali incorruttibili, sigilli temporali che seguono un’opera attraverso tutti i suoi passaggi di proprietà.

Con Lutinx un artista può creare un certificato di paternità inoppugnabile per la sua opera, che sia un quadro, un brano musicale o un file digitale. Funziona come un atto notarile, ma è digitale, globale e immutabile. ogni cosa (anche firme di abbigliamento, gioielli, la tracciabilità di tutta la filiera del food, beni di varia natura, documenti) si possono registrare con una “data certa”, ovvero un timestamp che dimostra in modo inequivocabile quando l’opera è stata creata e da chi. Questo registro permanente serve come prova legale in caso di dispute, superando i limiti dei certificati cartacei che possono essere persi, falsificati o danneggiati. E tutto ciò non è davvero cosa da poco.

Il nostro viaggio nel tempo rivela, quindi, che l’innovazione spesso consiste nel trovare nuovi modi per soddisfare antiche necessità umane.

Per concludere, attesto la paternità e l’autenticità di questo articolo attraverso la sua “notarizzazione” in blockchain, con la piattaforma Lutinx, così ogni lettore può eventualmente verificare e distinguere in modo trasparente un articolo verificato da uno non verificato. Ecco l’has code (firma digitale unica e irripetibile che identifica l’autenticità di questo documento):

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Per qualsiasi domanda o approfondimenti su questa sorprendente tecnologia, vi invito a scrivere a: websgari@gmail.com

Link all’articolo: https://codiceitalia.com/viaggio-a-ritroso-nel-tempo-per-scoprire-come-gli-antichi-egizi-anticiparono-la-blockchain/

Enrico Sgariboldi

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FRODI ALIMENTARI IN FRIULI VENEZIA GIULIA: “MADE IN ITALY O MADE IN ILLUSION”

Articolo del giorno 9.8.2025

INDAGINE CONDOTTA DA PORDENONE OGGI SUI CONTROLLI E LE CONTRAFFAZIONI

Il mio precedente articolo sull’Italian Sounding ha riscosso notevole interesse, spingendo molti lettori a chiedermi di scrivere di più sulle problematiche del complesso mondo del Made in Italy.

In questo articolo indagine tratterò la distinzione tra “Made in Italy” e “Made in Italy 100%”, e i controlli sulle contraffazioni.

Purtroppo, devo dire che c’è molta confusione tra i consumatori. La legge parla chiaro… si certo, ma non basta! Dovete sapere che il criterio legale del Made in Italy si basa sul Codice Doganale Comunitario. Un prodotto può essere etichettato “Made in Italy” se ha subito in Italia l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata e avvenuta in un’azienda attrezzata a tale scopo. Peccato che la logica di questa normativa comunitaria è legata all’economia globale e al mercato unico europeo, e non è stata pensata per tutelare specificamente l’Italia (tanto per cambiare è fuorviante e insufficiente, o no?). Il problema è che crea discrepanza sulle aspettative di eccellenza e italianità totale, svalutazione del marchio italiano, e crea competizione sleale. Per questo motivo, l’Italia è dovuta ricorrere ai ripari, introducendo la Legge n. 166/2009 (nota come “legge anticontraffazione”), che è stata un passo significativo per tutelare il vero “Made in Italy”, e ha promosso marchi come il 100% Made in Italy.

Adesso vediamo qual’è la differenza tra un prodotto Made in Italy e “Made in Italy 100%”

La mozzarella è legalmente “Made in Italy” se prodotta in Italia con latte tedesco? Si, “accipicchia” è legalmente italiana, ma non è DOP se il latte non è italiano.

E l’olio extravergine d’oliva, può essere considerato “Made in Italy” anche con miscele UE/extra-UE se imbottigliato in Italia? Purtroppo, sì. Solamente il marchio DOP certifica e garantisce l’intera filiera in area geografica specifica con varietà autoctone.

E allora la pasta fatta con il grano estero (canadese, australiano, ucraino) è “Made in Italy”? Si, è made in Italy. Ma quanti sanno che se la pasta viene lavorata in Italia è purtroppo considerata Made in Italy? Quanti sanno che non può ottenere il marchio DOP senza grano italiano. Ed ecco che adesso si apre un’altra questione: l’utilizzo del grano proveniente da Paesi non UE, a costi più bassi rispetto al grano italiano, creando una concorrenza sleale nei confronti dei produttori italiani. Vi è anche la questione della qualità: il grano straniero, in particolare quello canadese, è spesso trattato con il glifosato (estremamente dannoso per la salute), pratica vietata in Italia. Eppoi, c’è anche la questione delle etichette UE e non UE”, che sono poco chiare perché non si capisce quant’è la percentuale di grano italiano rispetto a quello importato. Secondo i pastifici il grano italiano, seppur di qualità, non copre la domanda nazionale. Molti pastifici hanno creato linee 100% italiane per rispondere alla crescente richiesta di tracciabilità.

In tutta questa storia sul Made in Italy, è diversa la situazione per i vini DOC/DOCG, che rappresentano il vero standard di eccellenza, che garantisce la filiera 100% territoriale, dal campo alla tavola.

I controlli in Friuli-Venezia Giulia nel 2024

La regione, per la sua posizione strategica (confini con Slovenia e Austria, porto di Trieste), è naturalmente coinvolta nei controlli transfrontalieri, e nelle operazioni OPSON VIII (iniziativa congiunta di Europol e Interpol che viene condotta annualmente per contrastare le frodi alimentari) su specifiche filiere o categorie di prodotti. Il Friuli risulta anche tra le regioni monitorate dall’ICQRF (acronimo di Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agro-alimentari), importante agenzia del governo italiano, che fa parte del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF).

Le forze dell’ordine e gli enti di controllo in Friuli-Venezia Giulia hanno lavorato bene, con diverse e significative operazioni “chirurgiche” contro le frodi e gli illeciti alimentari. L’Agenzia delle Dogane: al porto di Trieste ha sequestrato nel 2024 oltre 100.000 dadi alimentari contraffatti.

A Monfalcone, nel 2024, la Guardia Costiera ha sequestrato circa 120 chili di prodotti ittici privi di tracciabilità nelle province di Udine e Gorizia.

A Trieste, la Polizia Locale ha sequestrato oltre 100 alimenti senza etichetta.

La situazione delle frodi in Friuli

Anche nel Friuli, terra di Montasio, San Daniele e viti autoctone, il rischio della frode alimentare è concreto, ma i sistemi di controllo funzionano, e la qualità italiana autentica resiste. I friulani non si limitano a comprare cibo: cercano autenticità territoriale e valori culturali nel cibo che mettono nel piatto.

Comprare prodotti made in Italy 100% non si sbaglia mai, perché sono delle vere eccellenze che rappresentano non solo la qualità e la tradizione del nostro territorio, ma anche l’impegno e la passione di chi lavora ogni giorno per preservare e valorizzare il patrimonio agroalimentare del nostro stupendo paese.

ATTENZIONE LETTORI: la storia continua la prossima settimana

L’argomento è troppo vasto per un singolo articolo. Questo è solo il primo episodio di un’indagine più ampia sul Made in Italy che richiede un approfondimento graduale e dettagliato.

Prossimo appuntamento fra qualche giorno per il secondo episodio dell’inchiesta.

Vi ho incuriosito abbastanza? La seconda parte promette informazioni ancora più interessanti…

Enrico Sgariboldi

Link all’articolo: https://pordenoneoggi.it/evidenza/frodi-alimentari-in-fvg-made-in-italy-o-made-in-illusion-nostra-inchiesta/

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Affascinante mondo mutue volontarie per Pa. Creano posti di lavoro. Inchiesta su situazione Fvg

6.08.2025, Pordenone

Le società di mutuo soccorso sono in crescita in Italia come modello di welfare (sistema di protezione sociale che garantisce servizi e prestazioni sanitarie, assistenziali dei cittadini attraverso interventi pubblici e privati).

Il fenomeno delle mutue volontarie coinvolge anche il Friuli-Venezia Giulia.

Cosa sono le Società di Mutuo Soccorso Volontarie

Le Società di mutuo soccorso (SMS), hanno una lunga storia in Italia e una legislazione specifica a partire dalla legge 15 aprile 1886, n. 3818, intitolata “Costituzione legale delle società di mutuo soccorso”. Il termine “volontarie” viene spesso aggiunto per sottolineare una delle caratteristiche fondamentali di queste organizzazioni: l’adesione non è obbligatoria, ma una scelta libera del singolo. Sono organizzazioni costituite da persone che, senza finalità di lucro, si associano con lo scopo primario di ottenere prestazioni di assistenza e sussidi nei casi di bisogno, come definisce ufficialmente la FIMIV (Federazione Italiana della Mutualità Integrativa Volontaria).

Sono nate circa 139 anni fa a Pinerolo, dall’idea di un calzolaio, un indoratore, quattro falegnami, due sarti e un capomastro, decisi a organizzarsi in una società di mutuo soccorso denominata: “Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso di Pinerolo”per garantire a tutti i soci assistenza.

Il quadro normativo attuale

Il settore ha ottenuto riconoscimento normativo con l’inserimento nel Terzo Settore, aprendo nuove possibilità di collaborazione con le pubbliche amministrazioni e maggiori garanzie per i progetti congiunti.

La situazione in Friuli-Venezia Giulia

In Friuli-Venezia Giulia sono attive:

– la società di mutuo soccorso “Cesare Pozzo” con una sede regionale a Trieste e un presidio territoriale a Udine, Pordenone, Monfalcone;

– la Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Pordenone: una realtà storica e attiva, con iniziative a valenza sociale, culturale e di sostegno alla comunità;

– la Società Operaia Mutuo Soccorso e Consumo di Claut: società cooperativa con sede in provincia di Pordenone.

– la Società Monfalconese di Mutuo Soccorso con sede a Monfalcone.

Settori di intervento e opportunità occupazionali

Le società di mutuo soccorso operano principalmente nell’assistenza sanitaria integrativa, domiciliare per anziani, servizi di assistenza allo studio per famiglie in difficoltà (doposcuola solidali, aiuto compiti per bambini e ragazzi).

I settori di intervento e le opportunità occupazionali si concentrano principalmente su:

– Assistenza sanitaria integrativa e domiciliare.

Le figure professionali richieste includono impiegati di back office per la gestione delle pratiche e assistenti domiciliari qualificati (OSS) per l’assistenza diretta;

– Servizi sociali ed educativi. Ruoli come educatori e tutor sono fondamentali per i progetti di assistenza allo studio rivolti a famiglie in difficoltà.

I vantaggi concreti per le Amministrazioni Pubbliche

Perchè i comuni dovrebbero promuovere le mutue

I comuni non possono costituire direttamente le società di mutuo soccorso (essendo le mutue enti privati costituiti da persone fisiche), ma dovrebbero promuovere attivamente la loro costituzione sul territorio nei seguenti ambiti strategici:

– Ridurre la pressione sui bilanci comunali ampliando ed esternalizzando i servizi sociali e sociosanitari alla cittadinanza a costi inferiori (la spesa a domicilio per anziani, piccole commissioni, accompagnamento per visite mediche);

– Rafforzare la coesione sociale, trasformando i cittadini da fruitori passivi a protagonisti attivi del Welfare locale;

– Emergenze abitative temporanee (garanzie per affitti e sistemazioni brevi);

– Emergenze climatiche o eventi avversi (assistenza agli sfollati);

– Promozione di opere intellettuali e d’arte d’interesse per la comunità locale;

– Servizi digitali: alfabetizzazione informatica per anziani, sportelli digitali di quartiere.

– Per sostenere iniziative culturali o di utilità sociale senza assumere nuovo personale.

– Servizi di welfare integrativo per dipendenti comunali o famiglie fragili.

Le società di Mutuo Soccorso portano know‑how e capacità operativa, mentre i Comuni offrono spazi, coordinamento e visibilità. Con questa sinergia è possibile ottenere anche fondi esterni che riducono la pressione sul bilancio comunale: molti bandi UE e FVG prevedono premialità per partenariati pubblico-privato-sociale, cioè Comuni + enti del Terzo Settore come le mutue.

Come i comuni possono collaborare con le mutue esistenti

Il Comune individua un bisogno sociale o di welfare. Stipula una convenzione con una mutua volontaria del territorio. Insieme presentano progetti a bandi regionali o europei. La mutua gestisce il servizio, il Comune riduce i costi e ottiene impatto sociale. Quindi, ogni nuovo progetto mutualistico genera posti di lavoro diretti (operatori sanitari, assistenti sociali, personale amministrativo, manutentori, educatori) e indiretti (fornitori di servizi, strutture convenzionate, cooperative locali).

Una tradizione che guarda al Futuro

Il mutualismo friulano non è solo storia, ma presente e futuro. Le mutue rappresentano una risposta concreta al welfare contemporaneo attraverso la sussidiarietà.

Per il Friuli è il momento di riscoprire questo patrimonio di solidarietà organizzata per affrontare le sfide sociali territoriali.

Creare una società di Mutuo Soccorso può rappresentare un’opportunità lavorativa.

Il quotidiano Pordenone Oggi si rende disponibile su richiesta a fornire maggiori approfondimenti sulla creazione di mutue volontarie.

Enrico Sgariboldi

Link all’articolo: https://pordenoneoggi.it/nordest/affascinante-mondo-mutue-volontarie-per-pa-creano-posti-di-lavoro-inchiesta-su-situazione-fvg/

#MutueVolontarie #SanitàIntegrativa #WelfareAziendale #SalutePerTutti #SolidarietàInAzione #CreazioneLavoro #SviluppoEconomico

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI SPIA O CI AIUTA? INCHIESTA DEL GIORNALE PORDENONE OGGI

Articolo del giorno 25.07.2025

Pordenone– Viviamo in un’epoca paradossale. Da un lato, l’intelligenza artificiale si sta rivelando un alleato prezioso per le fasce più vulnerabili della società. Dall’altro, quella stessa tecnologia solleva interrogativi sempre più pressanti sulla nostra privacy.

Cos’è e come funziona in sintesi l’intelligenza artificiale (AI-Artificial Intelligence)

L’Intelligenza artificiale è quando le macchine (come i computer, dispositivi elettronici) sono in grado di fare cose che richiedono intelligenza umana, cioè: imparare con l’esperienza, senza essere programmate per ogni singola cosa; capire interpretando informazioni (come il linguaggio o le immagini); prendere decisioni scegliendo l’azione migliore in base a ciò che hanno imparato.

Quando l’AI diventa strumento di inclusione

L’Intelligenza artificiale diventa uno strumento di inclusione quando è progettata e utilizzata per abbattere barriere e permettere ad individui svantaggiati di partecipare pienamente alla società, all’istruzione e al mondo del lavoro. In pratica, l’AI rende accessibili opportunità che prima erano precluse. Ad esempio, l’intelligenza artificiale può rendere l’agricoltura accessibile a persone con disabilità, mediante interfacce vocali che guidano i non vedenti.

L’inclusione economica attraverso il microcredito intelligente rappresenta una rivoluzione nel modo di valutare il merito creditizio nelle economie emergenti, con algoritmi di intelligenza artificiale che analizzando frequenza e regolarità dei pagamenti, dati meteorologici incrociati con i prezzi delle colture, permettono di prevedere la capacità di rimborso basata sui cicli agricoli reali.

I sistemi di allerta precoce basati su AI rappresentano uno strumento fondamentale per l’adattamento climatico. Combinando dati satellitari, sensori IoT sul campo e modelli predittivi avanzati, questi sistemi forniscono raccomandazioni temporalmente precise e geograficamente specifiche. La capacità di prevedere eventi meteorologici estremi e suggerire azioni preventive può fare la differenza tra un raccolto salvato e una stagione persa per gli agricoltori più vulnerabili.

Questi tre ambiti di applicazione dimostrano come l’intelligenza artificiale possa creare un’agricoltura più equa, dove la conoscenza, la tecnologia e le opportunità economiche non sono più privilegi di pochi, ma diritti accessibili a tutti gli agricoltori.

Utilizzo dell’intelligenza artificiale nel sociale

A Milano, presso l’Istituto dei Ciechi, stanno sperimentando app che utilizzano il riconoscimento visivo per descrivere l’ambiente circostante. L’AI di Microsoft Seeing AI non si limita a dire “c’è una persona”, ma descrive “una donna sui trent’anni che sorride, con i capelli castani raccolti”.

Esistono studi e sperimentazioni in reparti di pediatria oncologica dell’ospedale Gaslini di Genova, sull’utilizzo di sistemi di AI per analizzare i disegni dei bambini al fine di identificare segni di disagio psicologico. L’interpretazione dei disegni infantili è da tempo uno strumento utilizzato dagli psicologi per comprendere lo stato emotivo e psicologico dei bambini, specialmente in contesti difficili come la malattia oncologica. L’AI, in questo caso, viene utilizzata per automatizzare e potenzialmente rendere più oggettiva l’analisi di certi pattern (schema ricorrente o una regolarità osservabile in dati, eventi o fenomeni), al fine di prevedere, comprendere e risolvere problemi. I colori, le forme e contenuti presenti nei disegni, possono essere indicatori di stress, ansia o altri disagi emotivi. Questo approccio mira a fornire un supporto più tempestivo e mirato ai piccoli pazienti e alle loro famiglie.

L’intelligenza artificiale sta dimostrando maggiormente il suo potenziale più nobile quando si mette al servizio delle persone più vulnerabili. Nelle comunità terapeutiche, software specializzati denominati Chatbot, offrono assistenza continua 24 ore su 24, rispondendo a domande, eseguendo compiti o fornendo informazioni, come se fosse una persona. Questi Chatbot riconoscono attraverso il linguaggio e la frequenza dei messaggi i segnali di una possibile ricaduta, attivando automaticamente protocolli di emergenza e allertando gli operatori umani quando la situazione diventa critica.

Le sfide da superare

Restano criticità importanti: costi elevati che escludono le organizzazioni più piccole, necessità di formazione digitale, equilibrio tra automazione e valore sociale del lavoro umano.

Il lato oscuro della raccolta dati

Per funzionare, l’AI ha bisogno di enormi quantità di informazioni. Ogni nostra interazione digitale – dalle ricerche su Google ai like sui social media, dagli acquisti online alle conversazioni con gli assistenti vocali – alimenta costantemente questi algoritmi. Non si tratta di “spionaggio” nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto di una raccolta dati sistematica e silenziosa, finalizzata apparentemente a migliorare i servizi e personalizzare i contenuti che riceviamo.

Il problema è che spesso non ci rendiamo conto di quanta parte della nostra vita digitale venga registrata, analizzata e utilizzata per creare un profilo sempre più dettagliato di chi siamo, cosa vogliamo e come ci comportiamo.

Le preoccupazioni sono legittime: trasparenza limitata su quali dati vengono raccolti, rischio di sorveglianza di massa, discriminazioni algoritmiche.

Verso un equilibrio necessario

Non siamo indifesi. Fortunatamente, normative come il GDPR stanno regolamentando la raccolta dati con politiche di privacy più rigorose.

Il GDPR garantisce il diritto alla cancellazione: quando occorre esercitiamolo: urp@gpdp.it (per domande e segnalazioni generali), www.garanteprivacy.it

Consigli per tutelarsi dall’AI

È bene usare browser privacy-focused (Brave, Firefox), installare estensioni del browser anti-tracking come, ad esempio, uBlock Origin (gratuita), navigare in incognito e disabilitare cookies di terze parti. Utilizzare VPN affidabili e DNS sicuri come Cloudflare che offre anche un piano gratuito). Sui social, opporsi al trattamento dati per l’addestramento AI di Meta, limitare autorizzazioni app e geolocalizzazione. Disattivare assistenti vocali quando non servono, aggiornare software regolarmente, usare autenticazione a due fattori (misura di sicurezza che per accedere a un account richiede password e impronta digitale), perché anche se qualcuno scopre la tua password, non può accedere senza il secondo fattore.

Per le comunicazioni, preferire App crittografate come Signal, che è un’applicazione di messaggistica istantanea gratuita e open-source, sviluppata dalla Signal Foundation (organizzazione no-profit). Questa App funziona su smartphone (Android e iOS) e computer (Windows, MacOS, Linux).

Evitare argomenti sensibili vicino a: smart Tv, Google Home, Amazon Echo/Alexa, Apple HomePod, smartphone e persino alcuni elettrodomestici connessi, poiché questi dispositivi hanno microfoni sempre attivi e potrebbero registrare involontariamente o essere vulnerabili.

L’IA non è né buona né cattiva di per sé. È uno strumento. La sua intrinseca moralità dipenderà interamente da come scegliamo di usarla. Il futuro, in un’era di intelligenza artificiale, sarà ciò che decideremo di costruirne.

Caro lettore, se ti interessa avere maggiori notizie su come si utilizza al meglio l’AI, o su possibili ambiti d’uso dell’intelligenza artificiale – ad esempio: interazioni AI e Blockchain, AI e Cyber security, l’utilizzo dell’AI da parte dei governi, e nell’ottimizzazione dei servizi cittadini, o in altri settori emergenti – scrivimi in redazione. Sono sempre disponibile per approfondire tematiche specifiche, analizzare casi studio particolari o esplorare insieme le implicazioni future di questa tecnologia rivoluzionaria. La strada dell’innovazione si percorre meglio quando condividiamo conoscenze ed esperienze.

Contattare la redazione per approfondimenti.

L’AI è il futuro che stiamo costruendo oggi.

Enrico Sgariboldi

Link all’articolo: https://pordenoneoggi.it/evidenza/lintelligenza-artificiale-ci-spia-oppure-ci-aiuta-inchiesta-pordenoneoggi/

#IntelligenzaArtificiale #AI #PordenoneOggi #Inchiesta #Privacy #Tecnologia #Etica

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L’ITALIAN SOUNDING

16/07/2025, pordenoneoggi.it

Dal Parmigiano Reggiano ai prosciutti, dalle calzature di lusso al design d’arredamento, il “Made in Italy” è sinonimo di eccellenza e qualità in ogni angolo del globo. Ma dietro questa icona si cela un’ombra sempre più lunga: l’Italian Sounding, un fenomeno che erode miliardi di euro all’economia italiana e inganna milioni di consumatori. A differenza della contraffazione pura, che riproduce marchi e prodotti identici, l’Italian Sounding si insinua nelle maglie dell’ambiguità, utilizzando nomi, colori, simboli o iconografie che richiamano l’Italia senza che il prodotto abbia alcuna origine o legame con il nostro Paese. È un inganno sottile ma potente, che sfrutta la reputazione secolare dei prodotti italiani per trarre profitto illecito.

Questo articolo si propone di fare luce sull’entità del problema dell’Italian Sounding, esplorando non solo le sue implicazioni economiche e reputazionali, ma anche le strategie innovative messe in campo per contrastarlo. In particolare, approfondiremo il potenziale rivoluzionario della blockchain e di altre soluzioni tecnologiche e legislative per garantire trasparenza e autenticità lungo tutta la filiera agroalimentare e manifatturiera italiana.

L’Entità del Problema – Numeri e conseguenze

Le cifre del fenomeno Italian Sounding sono impressionanti quanto allarmanti. Si stima che il valore dell’Italian Sounding superi i 100 miliardi di euro all’anno, più del doppio del valore delle esportazioni agroalimentari autentiche italiane. Il settore del cibo è il più colpito, con prodotti come il “Parmesan” americano o il “Prosciutto di Parma” prodotto in Canada che invadono i mercati mondiali, sfruttando nomi e tradizioni che appartengono esclusivamente al nostro Paese.

Oltre al danno economico diretto, l’Italian Sounding erode la fiducia dei consumatori e offusca l’immagine di qualità e autenticità che l’Italia ha costruito nel tempo. Un consumatore deluso da un prodotto “italian sounding” potrebbe associare quella scarsa qualità al vero Made in Italy, compromettendo la sua volontà di acquisto futuro. Questo effetto domino rappresenta forse la conseguenza più insidiosa del fenomeno: non solo sottrae ricavi immediati, ma mina le fondamenta stesse della reputazione italiana.

Per i produttori italiani, in particolare le PMI che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale, l’Italian Sounding significa una concorrenza sleale e una perdita di ricavi significativa. Per i consumatori, invece, l’inganno si traduce nell’acquisto di prodotti di qualità inferiore, spesso senza reali garanzie di provenienza o standard produttivi, a volte anche a prezzi gonfiati. È un danno che colpisce tutti gli attori della filiera, dall’agricoltore al consumatore finale.

Soluzioni attuali e limiti

Il fronte legale è da sempre in prima linea nella battaglia contro l’Italian Sounding. La tutela delle Denominazioni d’Origine Protetta (DOP) e delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) a livello europeo e internazionale, insieme alla registrazione di marchi e brevetti, rappresentano strumenti fondamentali. Tuttavia, le controversie legali sono spesso lunghe, costose e complesse da implementare su scala globale, soprattutto per le piccole e medie imprese che non dispongono delle risorse necessarie per battaglie legali internazionali. Parallelamente, molte associazioni e consorzi promuovono campagne di sensibilizzazione per educare i consumatori a riconoscere i prodotti autentici. Seppur importanti per costruire una maggiore consapevolezza, queste campagne da sole non possono arginare un fenomeno così pervasivo e strutturato. La sfida è enorme: in un mercato globale dove i consumatori sono bombardati da migliaia di prodotti, come garantire che sappiano distinguere l’autentico dall’imitazione? Nonostante gli sforzi, le soluzioni tradizionali mostrano limiti evidenti: la difficoltà di tracciare la filiera in modo capillare, la lentezza delle procedure legali transnazionali e la scarsa consapevolezza del consumatore medio, spesso disattento di fronte a un’offerta illimitata di prodotti. È necessario un cambio di paradigma, un approccio che integri le protezioni legali con soluzioni tecnologiche innovative.

La rivoluzione blockchain per la trasparenza della filiera

In questo scenario complesso, una tecnologia emergente si sta rivelando un alleato potente: la blockchain. Immaginate un registro digitale, distribuito e immutabile, dove ogni transazione o informazione viene registrata in blocchi crittografati e collegati tra loro. Una volta inseriti, i dati non possono essere modificati, garantendo una trasparenza e una sicurezza senza precedenti. È come avere un notaio digitale incorruttibile che certifica ogni passaggio della vita di un prodotto.

Applicata alla filiera agroalimentare o manifatturiera, la blockchain permette una tracciabilità “farm-to-fork” o “factory-to-consumer” di ogni singolo prodotto. Ogni fase, dalla materia prima alla lavorazione, dal trasporto alla distribuzione, può essere registrata sulla blockchain. Il consumatore, semplicemente scansionando un QR code sull’etichetta, può accedere a tutta la storia del prodotto, verificandone l’autenticità e la provenienza, nonché le certificazioni di qualità e gli standard produttivi.

La blockchain offre vantaggi concreti e misurabili: tracciabilità completa di ogni passaggio produttivo, autenticazione istantanea dell’origine e della qualità, certificazione immutabile di standard produttivi e ingredienti, e soprattutto la costruzione di un rapporto di fiducia diretto tra produttore e consumatore. Non è più necessario affidarsi alla sola reputazione del marchio: la tecnologia fornisce prove concrete e verificabili.

Diverse realtà italiane stanno già sperimentando il potenziale della blockchain. Si pensi a consorzi come quello del Parmigiano Reggiano, che ha avviato progetti pilota per tracciare le forme con la blockchain, o a produttori di vino che certificano l’annata e l’origine di ogni bottiglia. Queste iniziative dimostrano che la tecnologia non è più solo una promessa ma una realtà operativa, con risultati tangibili in termini di trasparenza e fiducia del consumatore.

Altre soluzioni tecnologiche e strategiche complementari

Accanto alla blockchain, l’Intelligenza Artificiale (Al) e l’analisi dei Big Data offrono strumenti complementari potentissimi. Algoritmi di Al possono scansionare in tempo reale siti web, e-commerce e social media, identificando prodotti sospetti, violazioni di marchi e trend dell’Italian Sounding, permettendo interventi rapidi e mirati. È come avere migliaia di investigatori digitali che lavorano 24 ore su 24 per proteggere i marchi italiani. L’Internet delle Cose (IoT), con sensori intelligenti che monitorano parametri come temperatura, umidità e posizione durante il trasporto e la conservazione, può fornire dati in tempo reale che, una volta registrati sulla blockchain, attestano la conformità alle condizioni ideali, rafforzando ulteriormente la fiducia nella qualità del prodotto. Ogni bottiglia di vino, ogni forma di formaggio, ogni prodotto può così “raccontare” la propria storia in modo oggettivo e verificabile.

Oltre alle tecnologie, è cruciale adottare strategie di marketing e comunicazione innovative. Raccontare la storia autentica dei prodotti, valorizzare il territorio, le tradizioni e l’artigianalità attraverso canali digitali e campagne immersive, può creare un legame emotivo con il consumatore e rafforzare la percezione del valore del vero Made in Italy. La sfida è trasformare ogni prodotto in un ambasciatore della cultura italiana.

Sfide e prospettive future

Nonostante il potenziale, l’adozione su larga scala della blockchain presenta sfide significative: costi iniziali elevati per le PMI, la necessità di standard comuni per l’interoperabilità tra diverse piattaforme, e la resistenza al cambiamento da parte di filiere consolidate. È fondamentale un impegno congiunto di istituzioni, imprese e consorzi per superare questi ostacoli. La trasformazione digitale richiede investimenti, formazione e una visione a lungo termine.

Le istituzioni hanno un ruolo chiave nel definire un quadro normativo favorevole, promuovere l’adozione delle tecnologie e stringere accordi internazionali sempre più efficaci per la tutela delle indicazioni geografiche. La cooperazione transfrontaliera è indispensabile per colpire le reti dell’Italian Sounding dove si annidano, spesso in giurisdizioni lontane e poco collaborative.

Il progresso tecnologico è incessante. Nuovi sviluppi nella blockchain, nell’Al e nell’IoT continueranno a offrire strumenti sempre più sofisticati per la tracciabilità e la protezione. La battaglia contro l’Italian Sounding non è una guerra che si vince una volta per tutte, ma una sfida continua che richiede adattamento e innovazione costanti.

Il futuro autentico del Made in Italy

L’Italian Sounding è una minaccia insidiosa e persistente per l’economia e la reputazione italiana. Tuttavia, grazie all’avanzamento tecnologico, in particolare la blockchain, e a un approccio strategico e collaborativo, abbiamo oggi strumenti più efficaci che mai per combatterlo. La tecnologia non è la panacea, ma è certamente l’alleato più potente nella difesa dell’autenticità italiana. Il futuro del “Made in Italy” è legato alla capacità di abbracciare l’innovazione, garantendo una trasparenza senza precedenti lungo la filiera. Solo così potremo assicurare che l’autenticità e l’eccellenza che contraddistinguono i nostri prodotti siano sempre riconoscibili e protette, preservando un patrimonio che è culturale, prima ancora che economico. La sfida è trasformare ogni prodotto italiano in un’esperienza autentica e verificabile.

Spetta a tutti noi – produttori, istituzioni e consumatori un ruolo attivo in questa battaglia. Scegliere l’autentico Made in Italy non è solo un atto di supporto all’economia nazionale, ma un gesto di rispetto per la storia, la qualità e la passione che si celano dietro ogni vero prodotto italiano. In un mondo sempre più globalizzato, la tecnologia può finalmente restituire al consumatore il potere di scegliere consapevolmente, premiando l’autenticità e punendo l’inganno.

Enrico Sgariboldi

Link all’articolo: https://pordenoneoggi.it/nordest/78662/

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BLOCKCHAIN

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LutinX è l’Infrastruttura di Servizi Globali in Blockchain attiva in 20+ Nazioni, per la tutela avanzata della Proprietà Intellettuale, e per la Formazione. E’ una suite completa di applicazioni pensate per il mondo della formazione scolastica, universitaria, sportiva e professionale. Un unico ambiente strettamente personale dove collezionare, gestire e poter condividere, le proprie credenziali digitali, certificati, attestati e traguardi professionali, sportivi e culturali. Tecnologia Blockchain, Cryptazione dati a 512 bit e dati ridondati in 3 Continenti.

LutinX per proteggere
Il diritto d’autore protegge gli autori di opere letterarie e artistiche. In particolare, viene protetto il modo con il quale viene espressa un’idea e non l’idea o il concetto in sé. La protezione conferita dal diritto d’autore si riferisce quindi alla forma dell’opera e non al suo contenuto. A livello gloable tutte le Nazioni, e LutinX.com, si adeguano alla Convenzione di Berna per il rispetto del diritto d’autore.

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Crediamo che la conoscenza sia il vero bene umano ed il nostro lavoro è tutelarla.

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CROWDFUNDING EDITORIALE

IL CROWDFUNDING PER L’EDITORIA

La cultura non è solo cibo per l’anima, la cultura crea valore. Riteniamo che la diffusione della cultura attraverso il crowdfunding possa aumentare proporzionalmente con l’ampliamento delle dinamiche di questo nuovo strumento. Con il crowdfunding è possibile raccogliere risorse per finanziare la conversione multi-formato e la traduzione di testi, e veicolare il prodotto editoriale su mercati internazionali.

L’innovatività dello strumento del crowdfunding (che presenta natura “prêt à porter”) sta nel consentire alle case editrici di poter ampliare il proprio catalogo editoriale e di costruire nuovi metodi e modelli operativi.

I VANTAGGI DEL CROWDFUNDING PER L’EDITORIA SONO:

  • Maggior visibilità sul mercato per la casa editrice e autori
  • Creazione di campagne di marketing strutturate ad hoc
  • Acquisizione di sostenitori/lettori che diventano promotori del progetto
  • Realizzazione di azioni di test market
  • Sviluppo azioni di comunicazione mirata
  • Offerta commerciale innovativa
  • Maggior offerta di prodotti editoriali

#Crowdfunding #CrowdfundingEditoriale #EditoriaIndipendente #Libri #ScrittoriEmergenti #SostieniLaCultura

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LA FINTECH NEL PROPERTY MANAGEMENT E NEL FACILITY MANAGEMENT

In un mondo sempre più digitale e tecnologicamente avanzato, la fintech, che si riferisce all’utilizzo di tecnologie innovative per migliorare e automatizzare i servizi finanziari, sta portando una serie di vantaggi anche nel campo del facility management e nel property management. Questi due settori si occupano rispettivamente della gestione degli immobili
e delle infrastrutture aziendali e della gestione di immobili residenziali, commerciali e industriali, con l’obiettivo di massimizzare il ritorno sull’investimento per i proprietari.

Facility Management e Property Management: differenze e crescita

Il Facility Management e il Property Management sono due settori in continua crescita e distinti nell’ambito della gestione aziendale, spesso confusi tra loro, ma con differenze significative. Entrambi stanno rivoluzionando il modo in cui vengono gestite le operazioni finanziarie e i servizi di gestione delle strutture.

Il Facility Management

Il Facility Management si concentra sulla gestione di tutti i servizi e le attività necessarie per garantire che un edificio o una struttura funzioni in modo efficiente e sicuro per gli occupanti. Questo include:

  • Manutenzione degli impianti e degli impianti elettrici
  • Gestione delle pulizie
  • Sicurezza
  • Gestione degli spazi
  • Manutenzione generale dell’edifici. Il Facility Manager è responsabile nel garantire che tutti questi servizi operino in modo efficiente e rispondino alle esigenze degli occupanti.arantire che tutti questi servizi operino in modo efficiente e rispondino alle esigenze degli occupanti.

Collaborazione tra Facility Management e Property Management

È fondamentale che entrambi i settori collaborino e lavorino insieme per garantire il successo e la sostenibilità di una struttura.

Mentre il Facility Management si concentra sulla gestione operativa e sulle attività pratiche, il Property Management si occupa degli aspetti finanziari e amministrativi. Entrambi sono importanti per garantire che un edificio sia ben gestito e operi in modo efficiente.

L’Impatto della Fintech

Le tecnologie fintech stanno introducendo soluzioni per semplificare la gestione delle proprietà, migliorare l’efficienza operativa e ridurre i costi. Inoltre, la fintech offre strumenti di analisi dati e reporting avanzati che consentono di prendere decisioni più informate e strategiche per la gestione delle risorse e il miglioramento della performance aziendale.

Piattaforme digitali

Una delle principali innovazioni introdotte dal settore fintech nel property management è l’utilizzo di piattaforme digitali per la gestione degli immobili. Queste piattaforme consentono ai proprietari di visualizzare in tempo reale tutte le informazioni relative alla gestione del loro patrimonio immobiliare, inclusi i contratti di locazione, le spese e i guadagni generati dagli affitti

Digitalizzazione dei processi
Nel settore del facility management, la digitalizzazione dei processi e l’implementazione di soluzioni fintech permettono di ottimizzare la manutenzione e la gestione degli immobili, riducendo i costi operativi e aumentando l’efficienza delle operazioni. Ad esempio, l’utilizzo di sensori intelligenti e dispositivi IT consente di monitorare in tempo reale lo stato degli impianti e delle infrastrutture, prevenendo guasti e interventi non programmati.

Strumenti di analisi avanzata

Le tecnologie fintech stanno introducendo strumenti di analisi avanzata per prevedere le tendenze di mercato e ottimizzare la gestione degli immobili. Questi strumenti consentono ai property manager di identificare le aree con maggior potenziale di investimento, valutare i rischi e le opportunità di profitto e prendere decisioni strategiche basate su dati accurati e affidabili.

Tecnologia Blockchain
Un’altra importante innovazione introdotta dal settore fintech nel property management è l’utilizzo della blockchain per garantire la trasparenza e la sicurezza delle transazioni immobiliari. Grazie alla tecnologia blockchain, le transazioni immobiliari possono essere registrate in modo sicuro e trasparente, riducendo i rischi di frodi e truffe e garantendo la correttezza delle operazioni.

Conclusione

Il facility management e il property management sono due settori in rapida evoluzione che stanno trasformando il modo in cui vengono gestite le finanze e le infrastrutture aziendali. Grazie alle tecnologie innovative offerte dal settore fintech, le aziende possono ottenere numerosi vantaggi in termini di efficienza, controllo e trasparenza, migliorando la propria competitività sul mercato e offrendo servizi di qualità ai propri clienti.

#Fintech #Proptech #PropertyManagement #FacilityManagement #Blockchain #smartcontract #Innovazione #RealEstateTech #SmartBuilding #TecnologiaImmobiliare

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Crowdfunding Civico: progetti che trasformano le città

COS’E’ IL CROWDFUNDING, il crowdfunding, finanziamento collettivo per consentire ai soggetti interessati di accogliere fondi da una vasta rete di persone attraverso piattaforme online dedicate, è lo strumento giusto per l’accesso al capitale iniziale per la realizzazione di progetti, senza dover dipendere esclusivamente da finanziamenti bancari o investitori tradizionali. Il crowdfunding consente il coinvolgimento della Comunità, infatti, le piattaforme di crowdfunding offrono ai soggetti interessati l’opportunità di condividere la loro visione con una vasta audience. Attraverso video e immagini, i soggetti interessati possono connettersi emotivamente con i potenziali sostenitori, ispirandoli a contribuire al successo del progetto.

Il Crowdfunding di cui ci occuperemo qui è la “versione civica”, diversa dal normale crowdfunding perché è pensato per iniziative sociali e culturali a vantaggio del territorio.

Il Civic Crowdfunding è un modo per finanziare collettivamente progetti a beneficio della comunità e può essere utilizzato per migliorarne la vita. Si tratta di uno strumento potente che può essere utilizzato per finanziare una vasta gamma di progetti, da piccole aree verdi a grandi opere di riqualificazione. Se hai un’idea per un progetto che potrebbe beneficiare la tua comunità, il civic crowdfunding potrebbe essere la soluzione giusta per te

IL CIVIC ROWDFUNDING si appoggia su piattaforme online dove è possibile presentare idee e raccogliere donazioni per realizzarle. È diverso dal normale crowdfunding perché è specificamente pensato per iniziative sociali e culturali a vantaggio del territorio.

Ecco alcuni dei vantaggi del civic crowdfunding: aumenta la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità e il senso di appartenenza. Favorisce la trasparenza perché i fondi vengono allocati in modo più efficiente e i cittadini possono vedere come vengono utilizzati. Può essere uno strumento utile per le pubbliche amministrazioni e gli enti locali per finanziare progetti che altrimenti non si potrebbero realizzare.

ALCUNI ESEMPI CONCRETI

Riqualificazione di Piazza Mercato a Ferrara: Nel 2017, i cittadini di Ferrara hanno raccolto oltre 130.000 euro per riqualificare Piazza Mercato, uno spazio pubblico nel centro storico della città. Il progetto ha previsto la creazione di una nuova area verde, l’installazione di arredi urbani e la ripavimentazione della piazza.

Restauro della facciata della Chiesa di San Francesco a Paola a Savona. Nel 2018, è stata raccolta la somma di 150.000 euro per restaurare la facciata della Chiesa di San Francesco a Paola a Savona. La chiesa, risalente al XVI secolo, era in stato di degrado e il progetto ha permesso di riportarla al suo antico splendore.

Creazione di un parco giochi inclusivo a Torino: Nel 2019, sono stati raccolti 50.000 euro per creare un parco giochi inclusivo a Torino. Il parco giochi è stato progettato per essere accessibile a bambini di tutte le abilità e comprende giochi e attrezzature per bambini con disabilità.

Articolo a cura di: serviziassociati@gmail.com

#CivicCrowdfunding #CrowdCivico #FinanziaLaTuaCittà #ProgettiDiComunità #CittàPartecipata #InsiemePerLaCittà #FuturoCivico #DalBassoPerIlBeneComune #LaCittàCheVogliamo

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IL CROWDFUNDING IMMOBILIARE

GUIDA AGLI STRUMENTI DI FINANZA ALTERNATIVA PER SOSTENERE E SVILUPPARE LE AZIENDE DEL SETTORE IMMOBILIARE

IL CROWDFUNDING IMMOBILIARE

Il crowdfunding consente il coinvolgimento della Comunità, infatti, le piattaforme di crowdfunding offrono agli imprenditori l’opportunità di condividere la loro visione con una vasta audience. Attraverso video e immagini, gli imprenditori possono connettersi emotivamente con i potenziali sostenitori, ispirandoli a contribuire al successo del progetto.

IL CROWDFUNDING IMMOBILIARE

Ecco le fasi principali del crowdfunding immobiliare:

1. Presentazione del progetto

Le società presentano il loro progetto sulla piattaforma di crowdfunding, fornendo dettagli sulla proprietà, il piano di sviluppo o ristrutturazione, i costi previsti, i rendimenti attesi per gli investitori o il piano di rimborso del prestito;

2. Valutazione e investimento

Gli investitori interessati possono analizzare i progetti sulla piattaforma e valutare i rischi e le potenziali opportunità di rendimento

Decidono quindi quanto capitale investire nel progetto.

3. Finanziamento e realizzazione del progetto

Se il progetto raggiunge l’obiettivo di raccolta fondi, la piattaforma eroga il capitale raccolto alle società immobiliari.

Le società immobiliari utilizzano il denaro raccolto per finanziare il progetto immobiliare come da piano. La piattaforma monitora l’avanzamento del progetto e fornisce aggiornamenti agli investitori.

4. Rimborso del prestito e pagamento degli interessi:

Una volta completato il progetto immobiliare o ad una scadenza prevista contrattualmente, gli investitori iniziano a ricevere i rimborsi del capitale prestato, oppure, alcune tipologia di crowdfunding ricevono una quota degli utili generati dal progetto.

Per le società immobiliari: accesso a capitali di finanziamento alternativi rispetto ai tradizionali canali bancari e/o cumulabili a quelli di fonte bancaria, senza dover rilasciare garanzie reali e con un minimo di risorse proprie (indicativamente il 10% dell’importo richiesto), tempi celeri di reperimento delle risorse finanziarie, possibilità di completare progetti che altrimenti potrebbero non essere realizzabili.

Per gli investitori: interessanti rendimenti, diversificazione del portafoglio di investimenti, possibilità di partecipare a progetti immobiliari con impatti sociali o ambientali positivi.

Attraverso il Crowdfunding del settore immobiliare (real estate) è, quindi, possibile risorse finanziarie per realizzare opere di costruzione, ristrutturazione, riqualificazione energetica, riconversione da immobile commerciale a residenziale e viceversa, riconversione da immobile industriale a commerciale e viceversa.

Per maggiori informazioni scrivere a: info@serviziassociati.org

#CrowdfundingImmobiliare #RealEstateCrowdfunding #FaiRendereIlTuoCapitale

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L’IMPORTANZA DEGLI STRUMENTI DI GESTIONE STRATEGICA

Il Business Model Canvas e l’analisi SWOT sono due strumenti di gestione strategica utilizzati dalle aziende per valutare e pianificare la propria attività. Il Business Model Canvas, ideato da Alexander Osterwalder, è uno strumento che permette di schematizzare e visualizzare in maniera semplice ed intuitiva il modello di business di un’azienda. È composto da nove blocchi principali che rappresentano le varie componenti di un’organizzazione, come i segmenti di clientela, le proposte di valore, i canali di distribuzione, i partner chiave, le risorse chiave, le attività chiave, i flussi di ricavi e i costi. Il BMC aiuta quindi le aziende a identificare punti di forza e debolezza del proprio modello di business e a individuare opportunità di miglioramento. È particolarmente utile per visualizzare in maniera chiara e sintetica come un’organizzazione crea, distribuisce e cattura il valore per i propri clienti.

Il SWOT analysis, invece, è un metodo di analisi che permette di valutare i punti di forza e di debolezza interni di un’azienda, così come le opportunità e le minacce esterne che possono influenzare il suo successo. SWOT è l’acronimo di Strengths (Punti di Forza), Weaknesses (Punti di Debolezza), Opportunities (Opportunità) e Threats (Minacce).

Entrambi gli strumenti sono utili per fare un’analisi approfondita del
proprio business e pianificare le azioni da intraprendere per raggiungere
gli obiettivi prefissati. Tuttavia, è importante sottolineare che esistono
delle differenze significative tra i due approcci.
Il Business Model Canvas si concentra principalmente sulla struttura e
sul funzionamento del modello di business di un’azienda, fornendo una
panoramica d’insieme delle sue componenti e delle relazioni tra di esse.
Permette di descrivere, progettare, valutare e sviluppare il modello di
business di un’azienda.

È composto da nove elementi chiave, organizzati su un’unica pagina:

1. Segmenti di clientela: chi sono i clienti a cui ci rivolgiamo?

2. Proposta di valore: che cosa offriamo ai clienti li rende interessati a noi?

3. Canali: come raggiungiamo i clienti e consegniamo la nostra proposta di valore?

4. Relazioni con i clienti: come gestiamo le relazioni clienti per mantenerli fedeli e soddisfatti?

5. Fonti di ricavo: come guadagniamo denaro vendendo la nostra proposta valore ai clienti?

6. Risorse chiave: quali risorse sono necessarie per fornire la nostra proposta di valore e servire i clienti

7. Attività chiave: quali attività sono necessarie per soddisfare i clienti e generare ricavi?

8. Partner chiave: chi sono i partner con cui collaboriamo per migliorare il nostro modello di business?

9. Struttura dei costi: quali sono i costi necessari per mantenere in piedi l’attività e generare ricavi?

Quindi, utilizzando il Business Model Canvas, le aziende possono
analizzare il proprio modello di business, identificare punti di forza e
debolezza, individuare nuove opportunità di crescita e definire strategie
per aumentare la competitività sul mercato.
Lo SWOT analysis, invece, si concentra sulla valutazione degli elementi
interni ed esterni che possono influenzare il successo di un’azienda.
Questo strumento aiuta a identificare le aree in cui un’organizzazione eccelle e quelle in cui ha bisogno di migliorare, così come le opportunità e le minacce che possono derivare dal contesto in cui opera.

Di seguito sono riportati alcuni esempi di SWOT in italiano

PUNTI DI FORZA

-Brand consolidato e riconosciuto sul mercato;

-Personale altamente qualificato e motivato;

-Efficienza dei processi produttivi

DEBOLEZZE

-Dipendenza da un unico fornitore per le materie prime;

-Mancanza di diversificazione dei prodotti;

-Difficoltà nel reperire capitali per investimenti futuri

OPPORTUNITA’

-Espansione sui mercati esteri;

-Introduzione di nuovi prodotti innovativi sul mercato;

-Collaborazioni strategiche con partner chiave.

MINACCE

-Concorrenza agguerrita sul mercato nazionale;

-Variazioni dei tassi di cambio che influenzano i costi di produzione;

-Pianificazione normativa che potrebbe impattare negativamente sul settore di attività.


In conclusione, sia il Business Model Canvas che il SWOT analysis sono strumenti validi e complementari per analizzare e pianificare l’attività di un’azienda. Mentre il Business Model Canvas fornisce una visione d’insieme del modello di business, il SWOT analysis aiuta a identificare i
punti di forza e di debolezza interni, così come le opportunità e le minacce esterne. Utilizzati in combinazione, unitamente al business plan, questi strumenti possono aiutare le imprese a sviluppare strategie efficaci per il proprio successo.

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LA GESTIONE DEGLI INCASSI E LA CESSIONE DEI CREDITI COMMERCIALI

Una gestione efficace degli incassi è cruciale per il successo a lungo termine delle imprese. La gestione degli incassi riveste un ruolo fondamentale per garantire la stabilità finanziaria. Un efficiente processo di incasso non solo assicura il flusso costante di liquidità, ma contribuisce anche a ridurre il rischio di insolvenza dei clienti e a migliorare la redditività complessiva dell’azienda.
Esaminiamo dunque le pratiche efficaci per ottimizzare la gestione degli incassi aziendali.
Verifica preventiva della solvibilità del cliente
E’ necessario avvalersi di apposite società di informazioni commerciali e finanziarie per verificare preventivamente la solvibilità dei clienti, per evitare situazioni di contenzioso.
Monitoraggio attivo dei crediti
È essenziale monitorare attivamente i crediti per identificare tempestivamente i ritardi nei pagamenti e intraprendere azioni correttive quando necessario. L’utilizzo di sistemi di gestione finanziaria o software dedicati può semplificare questo processo, consentendo all’azienda di tenere traccia delle scadenze delle fatture e di inviare solleciti automatici ai clienti in ritardo.
Politiche di Credito Efficaci
La definizione di politiche di credito ben strutturate è fondamentale per ridurre il rischio di insolvenza dei clienti. Queste politiche dovrebbero includere limiti di credito appropriati in base alla affidabilità finanziaria dei clienti, e il monitoraggio periodico della situazione finanziaria dei clienti e il conseguente aggiornamento dei limiti di credito.

La cessione dei crediti commerciali: ottimizzazione finanziaria per le imprese
La cessione dei crediti commerciali emerge come una strategia finanziaria efficace per garantire un flusso costante di liquidità e per ottimizzare la gestione del capitale circolante. La cessione dei crediti è un’operazione finanziaria che, mediante un accordo legale attraverso il quale un soggetto, chiamato cedente, trasferisce il proprio diritto di credito verso un debitore a un’altra persona, detta cessionario consente al cedente di ottenere liquidità immediata e al cessionario di acquisire il diritto di riscuotere il credito. Tuttavia, è importante valutare attentamente i costi associati e confrontarli con i benefici derivanti dalla liquidità immediata e dalla riduzione del rischio di credito.
La cessione dei crediti può essere utilizzata in diversi contesti, come ad esempio nel settore finanziario, dove le banche possono cedere i propri crediti a società specializzate nella gestione dei crediti. La cessione dei crediti può essere effettuata sia pro-soluto che pro solvendo. Nel caso della cessione pro-soluto, il cessionario assume il rischio dell’insolvenza del debitore e si impegna a riscuotere il credito. Nel caso della cessione pro-solvendo, invece, il cessionario assume il rischio dell’insolvenza del debitore e paga al cedente solo una parte del credito ceduto.

Vantaggi per le Imprese:
1. miglioramento della Liquidità: La cessione dei crediti consente alle imprese di convertire rapidamente i crediti in denaro contante, migliorando così la liquidità e consentendo loro di investire nelle operazioni o di affrontare esigenze finanziarie immediate;

2. riduzione del Rischio di Credito: trasferendo i crediti a una società di factoring, l’impresa si libera dal rischio di insolvenza dei clienti. È compito della società di factoring valutare la solidità creditizia dei clienti e assumersi il rischio di mancato pagamento;

3. riduzione dei Costi Amministrativi: la gestione dei crediti, inclusi l’inoltro delle fatture e la gestione dei recupero crediti, può essere onerosa in termini di tempo e risorse. La cessione dei crediti trasferisce questa responsabilità alla società di factoring, riducendo così i costi amministrativi per l’impresa;

4. miglioramento dei Rapporti con i Fornitori: la disponibilità di liquidità immediata consente alle imprese di onorare tempestivamente gli impegni finanziari nei confronti dei fornitori, rafforzando così i rapporti commerciali e aprendo potenzialmente la strada a sconti per pagamenti anticipati.

Inoltre, le imprese possono cedere i propri crediti commerciali a società di factoring.

La cessione dei crediti con l’utilizzo del Factoring. Il factoring rappresenta una opzione valida per migliorare la liquidità aziendale, consentendo alle imprese di convertire i propri crediti in denaro contante in tempi più rapidi, cedendo i propri crediti a terzi. factoring, è un accordo finanziario attraverso il quale un’impresa trasferisce i suoi crediti commerciali (fatture) a un factoring company o a una banca in cambio di un pagamento immediato. In sostanza, l’azienda vende i suoi crediti futuri ad un’entità terza a uno sconto, ottenendo così liquidità immediata anziché attendere il pagamento dei clienti.

Tipologie di Factoring. Esistono diverse forme di factoring, tra cui:
factoring a servizio completo: La società di factoring gestisce l’intero ciclo di vita del credito, compreso l’inoltro delle fatture, il recupero dei crediti e il servizio clienti;

La cessione dei crediti può avvenire anche per tramite di società fintech. Le società fintech sono società finanziarie tecnologiche che offrono tariffe competitive e trasparenti, e un accesso a una più ampia base di investitori interessati ad acquistare crediti.

La cessione dei crediti attraverso le società fintech è diventata sempre più comune negli ultimi anni. Infatti, grazie alla digitalizzazione e all’innovazione nel settore finanziario, le società fintech offrono soluzioni sempre più innovative, consentendo alle imprese di cedere i propri crediti in modo rapido ed efficiente.

Articolo a cura della Cosmos Italia S.r.l., società di informazioni commerciali finanziarie, investigazioni finanziarie e recupero del credito. Azienda certificata ISO 9001.2015, licenza recupero crediti per conto di terzi rilasciata dalla Questura di Pordenone, licenza per informazioni commerciali rilasciata dalla Prefettura di Pordenone e Attribuzione codice LEI per operare nei mercati finanziari.

I servizi di informazioni commerciali-finanziarie, investigazioni finanziarie, recupero crediti della Cosmos Italia S.r.l. sono distribuiti on line dalla serviziassociati.visurissima.it

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Finanza alternativa per l’agricoltura innovativa

                                         

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IL CROWDFUNDING E L’IDROPONICA: GUIDA AGLI STRUMENTI DI FINANZA ALTERNATIVA PER SOSTENERE E SVILUPPARE LA TUA AZIENDA AGRICOLA

I n d i c e: informazioni generali; cos’è lagricoltura Idroponica; ecco perchè il Crowdfunding è lo strumento giusto; conclusioni

COS’E’ L’AGRICOLTURA IDROPONICA

L’Agricoltura Idroponica è una pratica agricola innovativa e sostenibile che si sta diffondendo sempre di più in tutto il mondo, soprattutto in ambito agricolo e orticolo per la sua efficienza e sostenibilità:

E’ un metodo di coltivazione delle piante che prevede la crescita delle radici in un ambiente liquido contenente sostanze nutritive essenziali per la loro crescita.

Grazie alla sua capacità di ridurre l’uso di acqua e di ottimizzare la crescita delle piante, potrebbe rappresentare una soluzione efficace per affrontare sfide come il cambiamento climatico e la scarsità di risorse naturali.

In un sistema idroponico, le piante vengono coltivate all’interno di un substrato inerte come sabbia, ghiaia o perlite, oppure direttamente nell’acqua.

Le radici assorbono direttamente le sostanze nutritive disciolte, senza doverle estrarre dal terreno. Questo permette alle piante di crescere più velocemente e in modo più sano, poiché possono ricevere esattamente la quantità di nutrienti necessaria, senza sprechi.

Inoltre, questo metodo consente di coltivare piante in spazi ridotti e in ambienti dove il suolo non è adatto alla coltivazione tradizionale, come le zone urbane o desertiche.

ECCO PERCHE’ IL CROWDFUNDING È LO STRUMENTO GIUSTO

Il Crowdfunding, finanziamento collettivo per consentire agli imprenditori di accogliere fondi da una vasta rete di persone attraverso piattaforme online dedicate, è lo strumento giusto per l’accesso al capitale Iniziale per l’acquisto di attrezzature, materiali e infrastrutture, senza dover dipendere esclusivamente da finanziamenti bancari o investitori tradizionali.

Il crowdfunding consente il coinvolgimento della Comunità, infatti, le piattaforme di crowdfunding offrono agli imprenditori l’opportunità di condividere la loro visione con una vasta audience. Attraverso video, immagini e storie coinvolgenti, gli aspiranti agricoltori possono connettersi emotivamente con i potenziali sostenitori, ispirandoli a contribuire al successo del progetto.

Consente la validazione dell’Idea: il crowdfunding funge anche da strumento per testare l’interesse e la domanda di prodotti o servizi legati all’idroponica. Un forte supporto da parte della comunità indica che c’è un mercato per i prodotti agricoli idroponici, aumentando la fiducia degli investitori futuri.

Feedback e Supporto Continuo: oltre al finanziamento, i sostenitori di un progetto crowdfunding possono offrire feedback, consigli e supporto pratico lungo il percorso. Questa rete di sostegno può essere inestimabile soprattutto per gli imprenditori alle prime armi che affrontano sfide e ostacoli lungo il percorso.

Il crowdfunding per l’idroponica è una pratica sempre più diffusa che permette agli appassionati e agli imprenditori di raccogliere fondi per avviare progetti legati alla coltivazione idroponica. Questa tecnica di coltivazione, che consiste nel coltivare piante senza l’uso di terra ma facendo ricorso a soluzioni nutritive e acqua, sta diventando sempre più popolare per la sua sostenibilità e per i suoi alti rendimenti.

Negli ultimi anni, l’idroponica ha catturato l’interesse di coloro che desiderano combinare l’agricoltura con la sostenibilità ambientale. Il crowdfunding sta contribuendo a sostenere queste iniziative innovative, e utilizzare il crowdfunding per finanziare progetti legati all’idroponica offre diversi vantaggi, tra cui la possibilità di promuovere l’idea attraverso i canali di comunicazione online.

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LA TUTELA DEL CREDITO

Le informazioni commerciali-finanziarie offrono un quadro approfondito
della situazione di una impresa o di un individuo. Attraverso un report di informazioni commerciali-finanziarie è possibile ottenere informazioni essenziali per valutare in modo accurato l’affidabilità commerciale di un’azienda, di un partner commerciale, i propri clienti o fornitori, i competitors.

I report contengono indagini su diverse aree, tra cui:

Dati di biancio;

Rating di impresa/indice di solvibilità;

Informazioni camerali;

Recapiti;

Rapporti finanziari;

Informazioni negative come protesti o procedure legali;

Comportamenti di pagamento.

Le informazioni commerciali e finanziarie servono per:

  • valutare l’affidabilità del soggetto con il quale si fa affari;
  • conoscere le gerarchie aziendali, per scoprire i titolari di cariche e qualifiche all’interno delle aziende con cui si fa affari;
  • risparmiare tempo. La raccolta delle informazioni necessarie per valutare un’azienda è un’operazione laboriosa e complicata. I report contenenti informazioni commerciali semplificano questo processo.

Le informazioni commerciali e finanziarie rivestono un ruolo cruciale per le aziende, ma spesso si rende necessario commissionare un’attività investigativa per acquisire informazioni più approfondite.

LE INVESTIGAZIONI FINANZIARIE E DI RINTRACCIO A TUTELA DEL CREDITO

Le investigazioni finanziarie sono un ramo specialistico di attività investigative condotte per proteggere e garantire la trasparenza e l’onestà negli affari finanziari. Le investigazioni finanziarie si riferiscono a una serie di attività volte a esaminare e verificare le attività finanziarie di un’azienda, di un individuo o di un’organizzazione. Queste indagini nello specifico possono essere condotte per:

    1. Analizzare comportamenti scorretti o illegali che coinvolgono transazioni finanziarie;

    2. Valutare questioni finanziarie sospette o illecite (tra cui la ricerca di frodi);

    3. Analizzare la situazione patrimoniale per attività di recupero crediti;

    4. Proteggere il patrimonio di imprese o individui da rischi o problemi potenziali;

    5. Prevenire e contrastare reati finanziari;

    6. Tutelare il patrimonio aziendale e privato;

    7. Risolvere controversie;

    8. Mitigare i rischi finanziari;

    9. Valutare l’affidabilità di un partner commerciale.

    Le investigazioni finanziarie sono essenziali per prendere decisioni
    informate. Si basano su dati oggettivi e puntuali, e forniscono informazioni dettagliate sulle pratiche finanziarie, la storia creditizia e altre informazioni rilevanti.

    I punti chiave riguardanti le investigazioni finanziarie sono:

    a) analisi dati di banche dati che forniscono informazioni sulla storia creditizia un individuo o un’azienda;

    b) analisi di bilancio e di transazioni finanziarie, rendiconti fiscali, dichiarazioni patrimoniali;

    c) analisi della situazione patrimoniale di una impresa o di un individuo;

    d) analisi della situazione reputazionale di una impresa o di un individuo.

    Gli strumenti utilizzati nelle attività di investigazione finanziaria sono:

    -incrocio di database pubblici e privati (banche dati creditizie, agenzia delle Entrate, Inps, Catasto, registri pubblici delle imprese, registri delle proprietà e registri giudiziari);

    -ricerche di informazioni sul web;

    -rintraccio conto bancari;

    -rintraccio polizze assicurative;

    -rintraccio utenze;

    -rintraccio residenza in Italia e all’estero;

    -interviste telefoniche.


    Limiti:

    -non sempre è possibile ottenere tutte le informazioni desiderate;

    -le informazioni raccolte possono essere utilizzate solo in sede civile, non penale.

    Legislazione:

    -le investigazioni finanziarie devono essere condotte nel rispetto della privacy e delle leggi vigenti;

    -le agenzie di investigazioni finanziarie sono regolate da leggi specifiche in ogni paese. In Italia, la legge n. 397 del 2000 disciplina le attività investigative private.

    Le investigazioni finanziarie possono essere svolte solo da agenzie specializzate in investigazioni finanziarie che sono composte da investigatori privati specializzati in investigazioni finanziarie, esperti nell’analisi di dati finanziari e nella raccolta di prove, capaci di utilizzare software investigativi e database.

    Le agenzie di investigazioni finanziarie sono autorizzate dalla Prefettura.

    È importante affidarsi a un investigatore privato autorizzato e che operi nel rispetto della legge.

    Articolo a cura di Enrico Sgariboldi per conto della Cosmos Italia S.r.l., società di informazioni commerciali-finanziarie, investigazioni finanziarie e recupero del credito. Azienda certificata ISO 9001 2015, licenza recupero crediti per conto di terzi rilasciata dalla Questura di Pordenone. Licenza per informazioni commerciali rilasciata dalla Prefettura di Pordenone e attribuzione codice LEI per operare nei mercati finanziari.

    I servizi di informazioni commerciali-finanziarie, investigazioni finanziarie, recupero crediti della Cosmos Italia S.r.l., sono distribuiti on-line dalla serviziassociati.visurissima.it

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    finanza innovativa

    Il crowdfunding per l’acquaponica

    Negli ultimi anni, l’acquaponica ha catturato l’interesse di coloro che desiderano combinare l’agricoltura con la sostenibilità ambientale e la produzione alimentare locale.

    Questo innovativo sistema, che unisce la coltivazione di piante e l’allevamento di pesci in un ciclo simbiotico, offre una soluzione promettente per la produzione alimentare urbana e sostenibile. Tuttavia, il finanziamento iniziale per avviare un progetto di acquaponica può essere una sfida per molti aspiranti agricoltori. Il crowdfunding offre un mezzo

    efficace per raccogliere fondi e coinvolgere la comunità nel sostegno ai progetti di acquaponica.

    LA RIVOLUZIONE DELL’ACQUAPONICA

    1. Efficienza delle risorse: l’acquaponica utilizza meno acqua rispetto ai metodi tradizionali di coltivazione e richiede meno spazio, rendendola particolarmente adatta per gli ambienti urbani dove le risorse sono limitate
    2. Riduzione degli scarti: il ciclo chiuso dell’acquaponica consente di ridurre al minimo gli sprechi. I rifiuti organici dei pesci forniscono nutrienti alle piante, mentre le piante filtrano e purificano l’acqua per i pesci
    3. Produzione locale e fresca: con l’acquaponica, è possibile coltivare verdure e pesci localmente, riducendo la dipendenza dalle importazioni e garantendo prodotti freschi e di alta qualità per la comunità locale
    4. Sostenibilità ambientale: riducendo l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e promuovendo pratiche agricole eco-compatibili, l’acquaponica contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e alla promozione della biodiversità

    IL CROWDFUNDING PER IL REPERIMENTO DI RISORSE FINANZIARIE PER L’ACQUAPONICA

    Il crowdfunding consente agli imprenditori di accedere al capitale necessario senza dover dipendere esclusivamente da finanziamenti bancari o investitori tradizionali;

    coinvolgimento della comunità: le piattaforme di crowdfunding offrono agli imprenditori l’opportunità di condividere la loro visione con una vasta audience. Attraverso video, immagini e storie coinvolgenti, gli aspiranti agricoltori possono connettersi emotivamente con i potenziali sostenitori, ispirandoli a contribuire al successo del progetto;

    validazione dell’idea: il crowdfunding funge anche da strumento per testare l’interesse e la domanda di prodotti o servizi legati all’acquaponica. Un forte supporto da parte della comunità indica che c’è un mercato per i prodotti agricoli acquaponici, aumentando la fiducia degli investitori futuri;

    feedback e supporto continuo: oltre al finanziamento, i sostenitori di un progetto crowdfunding possono offrire feedback, consigli e supporto pratico lungo il percorso. Questa rete di sostegno può essere inestimabile per gli imprenditori alle prime armi che affrontano sfide e ostacoli lungo il percorso.

    L’acquaponica rappresenta una soluzione innovativa per affrontare sfide come la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e l’urbanizzazione crescente. Tuttavia, per realizzare pienamente il suo potenziale, è essenziale superare le barriere finanziarie iniziali.

    Il crowdfunding si presenta come un mezzo potente per democratizzare l’accesso al capitale e coinvolgere la comunità nel sostegno ai progetti di acquaponica.

    Attraverso il crowdfunding, gli aspiranti agricoltori possono non solo raccogliere i fondi necessari, ma anche costruire una base solida di sostenitori che condividono la loro visione di un futuro più sostenibile e resiliente. Il crowdfunding non è solo un mezzo per raccogliere fondi, ma anche un catalizzatore per l’innovazione, l’empowerment della comunità e la trasformazione del sistema alimentare verso uno più equo, sostenibile e inclusivo.

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    Una redattrice freelance oggi

    Una redattrice professionale freelance oggi deve saper essere imprenditore di se stesso. Questo significa non solo mettere a punto qualsiasi testo (correzione bozze, editing e revisione di traduzioni, progetto grafico e impaginazione) ma innanzitutto deve aprire la partita iva, indispensabile per poter lavorare da freelance, deve saper gestire i social che aiutano a trovare nuovi clienti così come tenere o trovare contatti nuovi in case editrici o service in modo da essere sempre disponibili a qualsiasi loro esigenza, deve programmare attentamente il proprio flusso di lavoro per rispettare tempistiche spesso molto ristrette, deve accettare le condizioni contrattuali ed economiche del cliente e questo vuol dire pagamenti posticipati di tre o sei mesi. Nessuno paga in anticipo quindi ogni redattore freelance deve sapersi gestire economicamente in totale autonomia. Oggi il settore dell’editoria sta cambiando e il professional editor deve conoscere i nuovi mezzi come l’ebook, audiobook e podcast. In sostanza deve saper realizzare un progetto editoriale di opere non solo cartacee ma anche nei nuovi formati. Una redattrice freelance oggi si occupa di tutto ciò. Mi chiamo Roberta Madon, sono una redattrice al passo coi tempi, e ho aderito al team ServiziAssociati creato e gestito da Enrico Sgariboldi, per offrire servizi innovativi per l’editoria nel mercato domestico ed estero, perchè credo che oggi sia necessario avere lo sguardo rivolto fuori dall’Italia dove, come negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Canada, il mercato editoriale ha saputo convertirsi e stare al passo con i tempi. Infatti, l’avvento di internet e la possibilità di utilizzare il pc per comunicare con autori, collaboratori esterni e fornitori ha cambiato radicalmente l’attività editoriale. Oggi i service svolgono quasi tutto il flusso editoriale. Le redazioni delle case editrici si assottigliano sempre di più. Nascono e muoiono le medie o piccole realtà editoriali a meno che non sappiano stare al passo con i tempi e affiancare alla carta i nuovi mezzi di diffusione (ebook, audiobook, podcast, NFT). Da redattrice multitasking ho iniziato a scrivere libri in diversi formati. È appena uscito il mio libro, La tua storia merita di più. Noi cinque, autopubblicato su Amazon e attualmente in vendita in due versioni, cartacea e ebook (i cui proventi saranno interamente devoluti all’Ugi, Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini odv). Nasco come iconografa nella prestigiosa casa editrice torinese Utet, che mi ha insegnato tutto quello che un bravo redattore deve sapere. La mia passione per la scrittura e la lettura mi hanno aiutato a inserirmi nella realtà lavorativa che più mi si addice. Questa storia merita di più. Noi cinque nasce dalla volontà dei figli (Federica, Giorgia e Bruno) e del marito (Alessandro) di Simona Fabbiani di rendere omaggio alla madre e alla moglie, mancata prematuramente a soli 49 anni per un tumore al seno. Inutile dire che questa storia ci insegna che la prevenzione, soprattutto in caso di tumori, è fondamentale e vuole essere un monito importante se vogliamo cercare di sconfiggere un male che continua a far registrare un alto tasso di mortalità in tutte le fasce d’età e di genere. Prevenire è meglio che curare, come ci insegnano Casa Ugi e Casa Ugidu (https://ugi-torino.it/), associazione volontaria che in questi ultimi quarant’anni si è fatta promotrice di tante iniziative volte ad accompagnare bambini e adolescenti nel corso della malattia e del recupero post-trattamento, sostenendoli in tutti i modi necessari. Mi auguro che questo libro possa costituire un piccolo contributo alla ricerca e soprattutto un incentivo a prendersi cura della propria salute monitorandola con esami preventivi specifici e consigliati, indipendentemente da età e sesso, perchè di cancro si può guarire, con la corretta prevenzione e uno stile di vita sano.

    Roberta Madon, Servizi editoriali rmmd all’indirizzo https://www.cv-robertamadon-servizi-editoriali.today/

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    SULLA PRASSI DELL’ECONOMIA CIVILE

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    Fintech e cessione crediti fiscali

    LA CESSIONE DEI CREDITI FISCALI CON LE PIATTAFORME FINTECH

    La cessione dei crediti fiscale è possibile anche con apposite piattaforme Fintech. Le piattaforme Fintech sono aziende tecnologiche, che portano innovazione in un mondo tradizionale attraverso piattaforme digitali sul web. Il termine Fintech o tecnofinanza deriva dalla fusione delle parole finanza e tecnologia, e sta a indicare l’applicazione di strumenti digitali innovativi per offrire servizi. Il futuro dei servizi finanziari sarà sempre più influenzato dal Fintech. La Fintech si presenta come un mercato emergente che porta ad una inesauribile fonte di opportunità. Grazie al Fintech le imprese riescono ad usufruire di servizi finanziari in modo più celere, efficiente e flessibile, e gli investitori ottengono profitti interessanti.

    La cessione di crediti fiscali non rappresenta una forma di finanziamento in senso tradizionale, ma è uno strumento concreto e utile a migliorare la posizione finanziaria dell’impresa, sia per chi cede che per chi acquista.

    E’ possibile cedere i crediti fiscali che hanno i codici tributi 6922, 6925, 7705, 7712, 7715, 7711, 7718, 6921, 7701.

    I vantaggi di chi cede il credito fiscale sono:

    -miglioramento dell’indice di liquidità e quindi della posizione finanziaria aziendale;

    -riduzione dei castelletti e nessun incremento degli affidamenti verso le banche;

    -operazione non censita in Centrale Rischi;

    -incremento della capacità di autofinanziamento a costi relativamente contenuti;

    -vantaggio a livello di bilancio legato alla possibilità di stralciare dal bilancio il credito ceduto.

    I vantaggi di chi acquista il credito fiscale sono:

    -possibilità di utilizzare i crediti per compensare debiti fiscali.

    -responsabilità quasi azzerata per l’acquirente grazie al DL del 16 Febbraio 2023.

    Per maggiori informazioni scrivere al seguente indirizzo: info@serviziassociati.org

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    DIARIO EVOLUTO

    bullet-journaling

    Foto di Estée Janssens su Unsplash Il “bullet journal” è una forma evoluta del diario tradizionale, creato dal designer Ryder Carroll come un metodo ottimale per organizzare le idee e le attività quotidiane. Consiste nell’utilizzare un quaderno strutturato o uno già pronto appositamente per questo scopo, nel quale annotare le attività, i progetti, le idee e le note personali, attraverso […]

    Bullet Journaling: un’organizzazione ottimale per raggiungere i tuoi obiettivi — Spazio Vitale
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    Viceversa: Fintech Italiano Raccoglie 10 Milioni di Euro

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    Sostenitori dell’ottimismo che credono nella capacità di creare bellezza e armonia e nella forza della positività e della collaborazione.

    lagazzettadelsole.home.blog/tag/libri-fantasy/

    Avete mai letto un libro Fantasy?

    Marta era appena uscita dall’ufficio e si stava recando nel suo posto preferito: la “libreria al caffè”. Era un negozio dove le persone potevano sedersi a sorseggiare una bevanda calda e leggere uno dei centinaia di libri presenti al suo interno. Aveva sempre pensato…

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    REWARD CROWDFUNDING E TEST-MARKET

    Lo strumento del crowdfunding può essere utilizzato ottimamente per realizzare AZIONI DI TEST MARKET, ovvero per il lancio di nuovi prodotti/servizi, in quanto consente di stimolare la curiosità dei consumatori verso i propri prodotti o servizi ancora prima del loro lancio sul mercato. La tipologia del reward crowdfunding si fonda su una ricompensa non finanziaria (ad esempio, la possibilità di ottenere un prodotto o servizio non ancora sul mercato, o un prodotto di una serie limitata o in prevendita a prezzi inferiori di mercato). E’ una promessa di vendita di un bene futuro (pre-ordine), ovvero il diritto di ricevere a determinate condizioni prodotti/servizi che possono anche essere rivenduti in bundle con altre offerte commerciali. Coloro che versano il denaro (i supporter o backer) non sono considerati degli investitori perché il reward crowdfunding non prevede un ritorno finanziario. Questo modello di crowdfunding viene spesso utilizzato nel settore della tecnologia e dei giochi, della moda, e nel settore del food. È anche usato dagli artisti che cercano risorse per organizzare una mostra, riconoscendo al sostenitore una ricompensa, come ad esempio, una copia del loro disco, un biglietto per un concerto, un gadget.

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    Conosci te stesso

    Terzo fattore causa di fallimento nella realizzazione di un’attività imprenditoriale.

    Conosci te stesso